martedì 29 luglio 2014

D'Alema reloaded

In questi giorni, leggo e sento dire "se certe riforme le avesse proposte Berlusconi...".
Credo che il paragone non regga.
Il paragone giusto è Massimo D'Alema.
Se il patto del Nazareno con Berlusconi lo avesse fatto (e tenuto nascosto nei dettagli) D'Alema, voi grandi nemici degli inciuci come lo avreste definito?
Se l'intuizione di affidare la scrittura di emendamenti costituzionali a Roberto Calderoli fosse stata di D'Alema, voi innovatori della politica cosa avreste pensato?
Se la genialata di far mancare i voti in Parlamento per andare poi al referendum l'avesse tirata fuori D'Alema, voi rottamatori come avreste reagito?
Se le offese alla minoranza interna al partito le avesse ideate il braccio destro di D'Alema, voi nemici del centralismo democratico cosa avreste scritto sui vostri blog?
No, così, per sapere...

venerdì 25 luglio 2014

Golpe!

Quindi, ricapitolando. All’inizio di febbraio eravamo nel bel mezzo di un golpe, poi il governo Letta è caduto e al suo posto è subentrato Renzi, ma poi c’è stato un altro golpe. Oggi stanno facendo un altro golpe ancora, ma sono gli stessi che avevano fatto il golpe due mesi fa e sei mesi fa, quindi fanno il golpe contro sé stessi non essendo, nel frattempo, stati rovesciati. Il golpe di ora lo stanno facendo perché vogliono imporre un nuovo Senato che, quando sarà operativo, sarà un altro golpe ancora e di nuovo contro loro stessi per cui, coerentemente, lo impongono con un golpe attraverso il vecchio Senato. 
Ho capito bene?

martedì 22 luglio 2014

Secondo esercizio di fantapolitica costituzionale / Il Bundesrat all'italiana

Visto che da tante parti, a cominciare da quelle governative, viene detto che il nuovo Senato ricalca un po’ il Bundesrat tedesco, cerchiamo di capire meglio come funziona e se davvero ci sono tutte queste analogie.

1. Il Bundesrat è composto da membri dei governi dei Lander che li nominano e li revocano e possono farsi rappresentare da altri membri dei rispettivi governi se non possono partecipare alla seduta. Nei lavori in commissione, addirittura, succede spesso che partecipi non il politico, ma un funzionario particolarmente esperto in materia.
Il nuovo Senato sarà composto da consiglieri regionali (non da assessori regionali) e da sindaci che saranno eletti (non nominati) e che dureranno in carica per la durata del loro mandato regionale o comunale (e non potranno essere revocati o farsi rappresentare da altri).

2. Nel Bundesrat i voti di un Land possono essere espressi soltanto globalmente e soltanto da membri presenti o dai loro supplenti. In altre parole: Maier, Muller e Beckenbauer non sono nel Bundesrat a rappresentare sé stessi, ma a rappresentare il governo del Land di cui essi sono membri. Non esistono schieramenti politici, se il governo del Land ha deciso di votare sì a quel determinato provvedimento, loro votano sì e pesano per tre sessantanovesimi (essendo sessantanove il numero totale dei membri del Bundsrat).
Nel nuovo Senato ogni senatore rappresenterà genericamente la propria Regione, ma non una Giunta regionale, e il suo voto sarà svincolato dalla eventuale presa di posizione di questa. Bianchi Rossi e Verdi, senatori della Regione Umbria, potranno votare diversamente, se lo vorranno, non avendo vincolo di mandato.

3. In Germania (che è uno Stato federale), oltre che un ruolo diverso del Governo nella formazione delle leggi, è prevista una procedura di approvazione legislativa piuttosto complicata, che identifica leggi con veto sospensivo del Bundesrat e leggi a consenso necessario del Bundesrat, con la possibilità anche di istituire una Commissione bicamerale di mediazione. Di fatto, succede che ogni legge che in qualche modo incide sui rapporti tra Stato e Lander passa dal Bundesrat e la metà dei provvedimenti adottati dal Bundestag necessitano dell’approvazione del Bundesrat*.
In Italia tutta questa architettura non è prevista.

4. In Germania, l’iniziativa legislativa è assegnata al Bundesrat nel suo complesso, non a ogni singolo suo membro e può riguardare tutte le materie per le quali il Bundesrat ha competenza. Circa un terzo dei progetti presentati dal Bundesrat diventa legge federale.
Nel nuovo Senato italiano l’iniziativa legislativa parrebbe essere contemplata solamente per i casi previsti dall’art. 70 Cost. riformato (leggi costituzionali, attuazione di disposizioni costituzionali in materia di referendum, leggi di ratifica di trattati europei, leggi riguardanti elezione e composizione di Comuni, Città metropolitane e Regioni) e apparterrà a ciascun suo rappresentante. 

Una ulteriore notazione. Essendo il Bundesrat composto da membri dei governi dei Lander, essendo una composizione non per partiti politici, avendo iniziativa legislativa il Bundesrat nel suo complesso e non i suoi singoli membri, sono gli uffici tecnici e legislativi dei governi stessi a preparare i dossier e le riunioni: cosicché le sedute plenarie del Bundesrat possono svolgersi una volta al mese e sono pure brevi, ma molto operative. Non sappiamo come verrà organizzata l’attività del nuovo Senato italiano, ma – alla luce della sua composizione e delle competenze che gli verranno assegnate – è lecito dubitare (uso un eufemismo) che sarà su quella falsariga. 

In definitiva, le analogie tra Bundesrat tedesco e nuovo Senato italiano si fermano al fatto che l’Assemblea è formata da gente che non è stata eletta per quella Camera, ma partecipa ai lavori di quella Camera perché ha una funzione istituzionale nell’organo locale più vasto (il Land in Germania, la Regione in Italia). Per il resto, la sensazione è quella di uno scimmiottamento che non considera le finezze e la complessità della struttura tedesca. 

*per chiarezza ho un po’ semplificato; per maggior completezza avrei dovuto elencare le differenze tra legislazione federale e legislazione concorrente e tutte le casistiche che ne derivano. Ma il discorso ci avrebbe portato lontano.

lunedì 21 luglio 2014

Primo esercizio di fantapolitica costituzionale: come funzionerà il nuovo Senato

Premessa: questo post l'ho scritto anche per reazione al modo con cui viene portata avanti la pseudodiscussione sulle riforme istituzionali. Di fronte a chi contesta il nuovo Senato e la legge elettorale (con motivazioni più o meno fondate, più o meno pretestuose, più o meno condivisibili), la controparte non risponde con argomenti, ma intonando la solfa gufi / rosiconi / disfattisti / sabotatori / catene della sinistra / palude / conservatori di rendite di posizione. E' chiaro che, così facendo, buttandola sul personale (perché questo viene fatto quando si dice gufi rosiconi eccetera eccetera), la discussione nel merito non si sviluppa, muore in partenza. Lo schieramento per tifoserie che si contrappongono a suon di slogan, proclami, insulti e raccolte di firme piace molto a noi italiani, ma, continuando così, arriveremo ad approvare un'importante riforma del nostro sistema istituzionale senza sapere cosa stiamo facendo.

Proviamo a immaginare come potrebbe funzionare il nuovo Senato made in Boschi-Renzi con l'aiuto della premiata ditta Calderoli-Finocchiaro.

Il nuovo Senato può, su richiesta di un terzo dei senatori da farsi entro dieci giorni dall'approvazione, esaminare un qualsiasi atto di legge uscito dalla Camera dei deputati e poi, nei trenta giorni successivi, deliberare modifiche.
Cosa significa, in concreto?
Significa che il nostro consigliere regionale-senatore e il nostro sindaco-senatore, che abbiano o non abbiano decisioni importanti da approvare all'interno dell'ente locale per il quale sono stati eletti, da un giorno all'altro sono convocati a Palazzo Madama, dove dibattono superficialmente perché sono pressati dalla scadenza imminente e infine modificano (o decidono di non modificare) a tempo di record, trovando - nel frattempo - anche il modo di continuare ad occuparsi delle questioni locali che a loro competono in prima battuta, magari facendo su e giù tra il Comune o il capoluogo di Regione e la capitale (il su e giù dovranno pagarselo da soli, non essendo previsti rimborsi spese).
Già questo dovrebbe, in un Paese normale, suscitare perplessità sul senatore part-time.
Ma la decisione del Senato conta relativamente. Infatti, una volta votato, il provvedimento torna alla Camera che, entro venti giorni, delibera in via definitiva. Insomma, può darsi che tutto l'ambaradan del senatore, che potrebbe anche aver spostato giunte, saltato consigli o rinviato impegni istituzionali locali pur di esser presente a Palazzo Madama, sia stato completamente inutile. 

Facciamo ora il caso di una legge di bilancio. Qui i tempi sono ancora più stringenti: se vuol deliberare in merito, il Senato ha a disposizione quindici giorni.
Mettiamo il caso che la legge di bilancio preveda tagli alle Regioni. Ma vuoi che un Senato composto al 74% da consiglieri regionali approvi tranquillamente un provvedimento del genere? Sia mai! Del resto, son lì apposta, per legge costituzionale, a rappresentare gli interessi delle Regioni. Così, la legge torna alla Camera modificata e, nel caso il Senato abbia deliberato a maggioranza assoluta (cosa abbastanza semplice, considerata la sua composizione e il modo in cui essa viene formata), la Camera può annullare le modifiche solamente esprimendosi anch'essa a maggioranza assoluta. Pochi problemi, forse (e sottolineo forse), se alle elezioni politiche precedenti la coalizione di maggioranza ha stravinto; ma se ha vinto di poco e l'Italicum gli ha assegnato una maggioranza di 321 deputati? Okay, la Camera neanche ci prova a tagliare soldi alle Regioni e se deve diminuire i trasferimenti agli enti locali, ricadrà tutto sui Comuni (tanto i sindaci senatori son soltanto ventuno* e magari pure in scadenza di mandato).

Ho considerato due esempi in cui i senatori mostrano di ragionare con il proprio cervello e prendono sul serio l'impegno istituzionale. Appaiono già evidenti alcune distorsioni, che sarebbero ancor più importanti se la maggioranza delle Regioni (e quindi dei senatori) dovesse essere di un colore politico diverso da quella al governo (non è impossibile: è accaduto dal 2005 al 2006 e dal 2008 al 2010, per esempio); oppure se i sindaci dovessero essere determinanti per la formazione di una maggioranza all'interno dell'Assemblea (con una nuova variabile: all'appartenenza politica si aggiungerebbe l'interesse particolare dei Comuni - però in teoria, essendo eletti dai consiglieri regionali, i sindaci dovrebbero rispondere ad essi) oppure ancora se i senatori delle Regioni di una parte d'Italia o quelle più piccole dovessero decidere di allearsi, a prescindere dalle maggioranze che le governano (fantapolitica? Chiedete ai tedeschi cosa succede nel Bundesrat...).
Facciamo ora l'ipotesi in cui i senatori, essendo nominati, non diventano tali per meriti, ma per la loro fedeltà al leader. Nel caso più semplice, quello in cui il leader centrale è politicamente forte e omogeneo alla maggioranza dei senatori, essendo piuttosto rari i casi in cui l'assemblea avrà competenze parificate alla Camera dei deputati (leggi costituzionali, leggi di ratifica di trattati europei, leggi su elezione e composizione di Comuni, Città metropolitane, Regioni), potremmo avere un Senato che non si riunisce mai o che non raggiunge mai il numero legale per deliberare. In tal caso, l'obiettivo di una riforma a costo zero sarebbe più apparente che reale. Infatti, la struttura del Senato (segretario generale, inservienti, personale tecnico...: attualmente, qualche centinaio di persone) dovrà comunque rimanere in servizio perché anche se l'assemblea non si riunisce, potrebbe sempre farlo e pure da un momento all'altro: ogni giorno di non-lavoro dei senatori diventerebbe un vero spreco di soldi.

E' chiaro che nessun sistema è perfetto, ma questo appare, oltre che farraginoso, un po' troppo imperfetto.
Mi sbaglierò, ma secondo me tempo due legislature e il Senato verrà considerato dai suoi stessi membri un organo inutile: a prendere sul serio l'impegno senatoriale, c'è il rischio di farne troppe senza, peraltro, che tanti sforzi vengano ripagati dai risultati. A prenderlo sul serio, l'impegno: appunto. Cosa che i legislatori di oggi sembrano non considerare, altrimenti non avrebbero previsto il part-time.
Fra dieci anni son convinto che saremo qui a discutere dell'inutilità del Senato e della sua definitiva abolizione.

*per ora, son ventuno: lo scenario che descrivo non deve essere sfuggito all'Anci che, non a caso, ha chiesto una rappresentanza più folta di sindaci.

venerdì 18 luglio 2014

Mogherini o Letta, io non ci credo

Trattato di Lisbona, articolo 9B comma 6 lettera d: "Il presidente del Consiglio europeo assicura, al suo livello e in tale veste, la rappresentanza esterna dell'Unione per le materie relative alla politica estera e alla sicurezza comune, fatte salve le attribuzioni dell'alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza".
Il Consiglio europeo (articolo 9B comma 1) "dà all'Unione gli impulsi necessari al suo sviluppo e ne definisce gli orientamenti e le priorità politiche generali" e si riunisce due volte a semestre.

Trattato di Lisbona, articolo 18 comma 1: "Il Consiglio europeo, deliberando a maggioranza qualificata con l'accordo del presidente della Commissione, nomina l'Alto Rappresentante dell'Unione per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza. Il Consiglio europeo può porre fine al suo mandato mediante la medesima procedura".
Trattato di Lisbona, articolo 18 comma 2: "L'Alto Rappresentante guida la politica estera e di sicurezza comune dell'Unione. Contribuisce con le sue proposte all'elaborazione di detta politica e le attua in qualità di mandatario del Consiglio".

Viste le competenze assegnate dal Trattato sull'Unione europea al Presidente del Consiglio europeo (posizione A) e all'Alto Rappresentante (posizione B) io non posso credere ai retroscena e alle ricostruzioni giornalistiche che vorrebbero un governo italiano in trincea contro gli altri Stati per volere Federica Mogherini a ricoprire la posizione B e strafregandosene delle offerte di altri Stati che propongono Enrico Letta a ricoprire la posizione A. Deve essere per forza come ha spiegato il sottosegretario Gozi: altre ipotesi rispetto a quella di Mogherini Alto Rappresentante sono frutto della stampa italiana e di qualche europarlamentare italiano del PPE. Perché sarebbe come se il mio datore di lavoro mi proponesse di diventare direttore (non dico megadirettore galattico, ma direttore sì) e io insistessi invece per un posticino giù nello scantinato dietro una pila alta così di pratiche da evadere, con la possibilità di essere licenziato senza preavviso se non le compilo a modo e per tempo.

mercoledì 16 luglio 2014

L'autoritarismo che non ci sarà

Chiamatele 10 idee per istituzioni che funzionino meglio, 10 idee per evitare quer pasticciaccio brutto de Palazzo Madama, 10 idee per quel che vi pare, ma - per favore - non "10 idee contro l'autoritarismo".
Anche perché, vorrei ricordarvelo, non è che quando c'erano le preferenze era tutto rose e fiori e i deputati erano "uomini liberi" (primarie o non primarie: e non è che facendo le primarie per forza vengon fuori personaggi di prestigio o senza pendenze penali - non facciamo nomi, dài, tanto ci siamo intesi e poi è il principio generale quello che conta). Ma soprattutto perché questa riforma del Senato e della legge elettorale è sì un pastrocchio ideato da gente che non ha idea delle finezze costituzionali*, ma tutto potrà produrre fuorché una democrazia autoritaria, grazie anche a quel che rimarrà intatto della Costituzione attuale. Più banalmente, avremo istituzioni che funzioneranno non meglio di oggi; anzi, molto probabilmente funzioneranno addirittura peggio (e sull'Italicum si vedano i dubbi di uno che certo non possiamo annoverare tra i professoroni antirenziani), e fra dieci o quindici anni risaremo ancora qua a parlare di Senato e di legge elettorale. Evidentemente, ci piace far così.

*a proposito di ignoranza della Costituzione, traggo dalla seconda lettera di Matteo ai grillini: "sul controllo preventivo studieremo il problema da voi sollevato, ma non c'è dubbio che la legge elettorale per noi vada approvata il prima possibile. Dunque, ragionevolmente, prima dell'entrata in vigore della riforma costituzionale".  Studiatelo bene, il problema, perché se prima non fate una riforma costituzionale, col piffero che potete fare un controllo preventivo di costituzionalità alla legge elettorale.

venerdì 11 luglio 2014

C'era una volta la ditta

Prendo con le molle i sondaggi politici, però Repubblica oggi ne propone uno parecchio interessante dell'IPR Marketing. Dice, tra le altre cose, che sono sempre di più gli elettori orientati al leader anziché al partito. Non soltanto a destra, ma pure a (centro)sinistra.
E' un dato di fatto, ormai.
Bersani e la ditta non avevano compreso.
Renzi sì, invece.
Ma, sia chiaro, non è Renzi che ha prodotto o incoraggiato il fenomeno; Renzi lo ha solamente interpretato a suo vantaggio e, indirettamente, a vantaggio (elettorale) del Partito Democratico ed è stato bravissimo.
Dice: cosa succederà al PD quando Renzi, fra cinquant'anni o giù di lì (tocca precisarlo, sennò poi arriva il commentatore che dice che rosico e gliela gufo), non ne sarà più segretario leader?
Poiché si tratta di un evento molto in là nel tempo, non ho risposte e nemmeno mi interessano.
Invece il fenomeno di quanto sia attrattivo il leader, anche a sinistra, e di quanto la deriva personalistica dei partiti italiani stia assumendo contorni importanti, questo mi interessa. Anche perché, nel mio modo di vedere le cose, cozza con tutta la richiesta di partecipazione politica di cui spesso leggiamo concioni sui media e, in particolare, sui social network. Le primarie aperte, i quorum per i referendum, i meet up, le leggi di iniziativa popolare... forse c'è stato un malinteso. O forse una sopravvalutazione di qualcosa, non so se del leaderismo  da parte dei sondaggi o della richiesta di partecipazione politica. Per quanto mi riguarda, mi sento sempre più antiquato, non al passo con i tempi e da rottamare.