mercoledì 24 giugno 2015

Un post incazzato sull'Italicum

Pensavo di non dover più parlare di italicum.
E invece…
A quanto pare, al governo e dintorni (leggasi autorevoli costituzionalisti ispiratori di leggi elettorali), rivedendo meglio i dati delle regionali, si sono accorti che effettivamente  - magari proprio a causa dalla sinistra gufa, rosicona e autolesionista – potrebbero vincere forze antisistema e Renzi potrebbe uscire sconfitto da un turno di ballottaggio.
Ne deriva un’apertura dal premio di lista al premio di coalizione.
Ora, io non voglio parlare delle differenze – anche assai importanti – che tale modifica comporterebbe.
Voglio soltanto riflettere e far riflettere sulla genesi di questo Italicum, di cui pure uno che NON è costituzionalista (il mio caso) può vedere chiaramente i limiti, se soltanto desidera non far la parte di una delle tre scimmiette.
La genesi, dicevo.
  1. Si fa la riforma contro tutto e contro tutti.
  2. Si guardano i risultati elettorali.
  3. Si pensa a cambiar qualcosa nella riforma.

Scusate, eh, ma questo sarebbe il cambiamento di verso?
Questa sarebbe la politica nuova? Quella che fa una legge elettorale perché pensa che con quel sistema lì è più facile vincere?
Questo sarebbe il riformismo?
Ma andate a quel paese, andate!

Mesi fa, questo cretino di un blogger letto da quattro gatti scriveva che la retorica (tanto cara agli scrittori filorenziani e agli opinionisti duepuntozero) del “meglio fare una riforma insufficiente che non fare niente” è una retorica del cazzo, scusate il termine: oggi quel cretino di un blogger non gode se avrà avuto ragione e, anzi, spera vivamente che l’Italicum non venga modificato. Dirò di più: è dovere del Governo Renzi andare a elezioni con l’Italicum come approvato il mese scorso, senza emendamenti; se alle prossime politiche, quando ci saranno, il PD e Renzi perderanno mi dispiacerà (mi dispiacerà eccome, lo dico sinceramente, perché chiunque altro dovesse vincere sicuramente farà peggio: io di gente migliore di Renzi per governare l’Italia all’orizzonte non ne vedo), ma mi dispiacerà per me e per l’Italia, non certo per certi tromboni boriosi, autoreferenziali e presuntuosi che stanno a Palazzo Chigi e dintorni.