giovedì 23 maggio 2013

Le promesse della campagna elettorale, tre mesi dopo

C’era stato un momento, durante la campagna elettorale, in cui anche il più sobrio dei presidenti del Consiglio dal dopoguerra ad oggi si era messo a fare promesse. Era inevitabile, con quell’altro che prometteva abbattimenti della pressione fiscale, restituzioni dell’Imu, azzeramenti dell’Irap e via sboronando. 
Penso fossero convinti di perderle, quelle elezioni, e allora andavano tranquilli con le moltiplicazioni dei pani e dei pesci. 
Quello che era sicuro di vincerle, da parte sua, si era dimenticato di farla, la campagna elettorale, e invece di stupire con promesse mirabolanti s’inventava strane metafore tra il sociologico e il faunistico. Io non so se la sua fosse onestà intellettuale o presunzione di farcela lo stesso o paura di dover poi rispettare certi impegni di fronte a un elettorato, il suo, che mica era – ed è – di quelli disposti a ingurgitare tutto.
Personalmente, magari sbaglierò, ne traggo tre conclusioni.
La prima è che a leggere certi articoli che riassumono lo stato delle finanze pubbliche e delle cose che dovrebbero essere fatte senza averne i mezzi, verrebbe quasi da rivalutare il tizio che si era dimenticato di fare campagna elettorale. Nella situazione in cui siamo certe azioni, però, vanno fatte comunque. Non so come, ma vanno fatte.
La seconda conclusione è che, proprio perché non si sa come farle certe azioni, ci si balocca con altre che non serviranno a niente – l’Imu, la detassazione per i nuovi assunti – illudendoci e facendo illudere che possano servire a qualcosa.
La terza e ultima conclusione è che la vera occasione l’abbiamo persa tra dicembre 2011 e gennaio 2012, quando il governo Monti, da poco insediato, era ancora in luna di miele con gli italiani e davvero avrebbe potuto proporre riforme coraggiose.

Ancora sulle differenze tra elettori di destra e di sinistra

Tra destra e (centro)sinistra resiste ancora una differenza, almeno nel corpo elettorale.
Nel (centro)sinistra un elettore medio si arrabbia se un ex (e sottolineo ex) dirigente del suo partito sotto processo fa melina e non rinuncia istantaneamente alla prescrizione. A destra un elettore medio può rimanere indifferente se il suo partito prova a ridurre i termini di prescrizione per salvare il suo dirigente a processo.

mercoledì 22 maggio 2013

Della superiorità di una parte politica rispetto all'altra

Confesso di essere un po’ in crisi. Non ho mai accettato l’idea della superiorità morale, etica, culturale di una parte politica sull’altra (o sulle altre, considerata la comparsa di nuovi attori politici). Però poi ho letto questa azzeccatissima analisi di Dino Amenduni. Mi concentro su un punto, in particolare, perché è quello dal quale prendono le mosse tutti gli altri: “La proposta di legge deve non spaventare il tuo elettorato di riferimento, che tanto ha già ingurgitato quasi tutto e dunque non si spaventa quasi più”. 
Ecco, noi abbiamo in Italia una parte politica che non ingurgita tutto e una parte politica che invece sì. Perché? 
Io arrivo a spiegarmi il militante entusiasta che, appunto perché entusiasta, non si pone domande che dovrebbero anche essere ovvie (tipo: per quale motivo se voglio consultare il bilancio del partito che difende la Casta è sufficiente andare sul suo sito web e scaricare un pdf, mentre se voglio saperne di più sulle entrate e le uscite del movimento che vorrebbe la massima trasparenza non so dove battere la testa, salvo forse recarmi in Camera di Commercio e pagare una quindicina di euro per avere il bilancio non di quel movimento, ma di una azienda che fa consulenza in strategie di rete?). 
Arrivo anche a spiegarmi l’eccesso opposto: ossia, il militante (in genere piddino) ipercritico con il suo partito, che non soltanto non è disposto a ingurgitare tutto, ma è disposto a ingurgitare solamente quelle due o tre cose – due o tre, non di più, e soltanto quelle – che ha in mente lui e un giorno sì e l’altro pure minaccia di andar via. 
I due estremi me li spiego: ma tutti gli altri che non stanno agli estremi? 
Mi chiedo: un elettorato che è disposto a ingurgitare tutto, anche una normativa blanda su un reato di mafia soltanto per salvare il culo al socio d’affari del leader di partito, è moralmente e culturalmente inferiore a uno che invece non è disposto a ingurgitare tutto? Oppure si tratta di una caratteristica neutra che non definisce il quadro dei valori e la cultura di un elettorato? 
Per ora, non ho la risposta.

martedì 21 maggio 2013

"Così facciamo un favore a Beppe Grillo"

...ha detto Matteo Renzi (e Pippo Civati e tanti altri con loro). Sarebbe stato meglio l’avesse(ro) detto più chiaramente qualche mese fa, invece di parlare soltanto ora che gli influencer, influenced da un articolo di Repubblica, si sono scatenati sui social network. 
Comunque, quello del sindaco è il solito tipo di ragionamento che faceva quindici anni fa D’Alema a proposito della legge sul conflitto di interessi di Berlusconi. 
Noi vorrei che fra quindici anni ci ritrovassimo a rimproverare Matteo Renzi come oggi rimproveriamo D’Alema. Concentriamoci, piuttosto, sul merito della questione. Secondo un costituzionalista come Capotosti il progetto sarebbe incostituzionale. Ecco, ha ragione oppure no? Parliamo di questo anziché di cosa fa i favori a chi. E già che ci siamo chiediamoci se davvero vogliamo passare una intera legislatura a parlare degli scontrini della deputata Roberta Lombardi o se preferiamo che il movimento di cui fa parte e tutti gli altri partiti presenti in Parlamento abbiano bilanci pubblici e certificati.

lunedì 20 maggio 2013

Una buona legge. Peccato l'abbia proposta il PD

Il limite più importante del progetto di legge definito oggi da Repubblica – e non soltanto da Repubblica – “anti-movimenti” è che la prima firmataria è Anna Finocchiaro. Una che un giorno è stata fotografata a Ikea con la scorta, finendo così nel tritarcarne dei retori anti-Casta: da quel preciso momento, qualunque cosa faccia o dica è sbagliata a prescindere. Lo avesse proposto Renzi non sarebbe successo niente. Se poi lo avesse scritto Pietro Ichino, anziché qualcuno del Partito Democratico, forse anche Pierluigi Battista lo avrebbe elogiato, anziché fare ironie su Twitter (secondo Massimo Mucchetti, il Corriere della Sera avrebbe iniziato la campagna sulla Casta per tirare la volata a Montezemolo: abbiamo visto tutti com’è finita). 
Io quel testo me lo sono letto e cercherò quindi di mettere qualche puntino sulle i, a costo di apparire pedante. 

La tempistica 
Ho letto qua e là che la proposta di legge sarebbe la risposta al mancato accordo con Grillo, che il PD ha fatto le larghe intese e deve preparare il terreno alla non ineleggibilità di Berlusconi. Cazzate. Il testo è stato comunicato il 22 marzo. Se ne parla oggi perché Repubblica l’ha tirato fuori dal congelatore soltanto oggi, ma è di due mesi fa, rientrava negli otto punti programmatici con cui Bersani sperava di far breccia nel MoVimento 5 Stelle, riprendeva un testo già presentato nella precedente legislatura ed è stato scritto sulla base di discorsi detti e ridetti in campagna elettorale. Senza che mai qualcuno si scandalizzasse. 

Il metodo 
Se fai una legge contro il conflitto di interessi in politica, ce l’hai con Berlusconi; se fai una legge per regolamentare l’attività dei partiti ce l’hai con Grillo. Basterebbe che in Italia ci fosse un sistema sano dei partiti – nessuna lista “padronale”, per esempio – e tanti problemi nemmeno si porrebbero. 
En passant, ho notato che tra coloro che rimproverano la natura antigrillina del progetto di legge ve ne sono parecchi che contestano al PD di non aver mai fatto una legge contro il conflitto di interessi di Berlusconi. Anche questa incoerenza di ragionamento, a pensarci bene, è un’anomalia. 

Il merito del provvedimento 
In sostanza, si dice che se vuoi partecipare alle elezioni politiche devi acquisire la personalità giuridica ai sensi del DPR 361/2000. L’acquisizione di per sé è una roba da poco, però ti costringe ad avere uno statuto vero, delle procedure democratiche vere, un bilancio economico vero. Che follia, eh?, per un partito. Certo, l’alternativa è andare avanti l’intera legislatura facendoci le pippe mentali sugli scontrini del ristorante e sul carburante consumato dal camper che gira l’Italia: è più gratificante, è meno impegnativo e ci si possono scrivere lunghi aggiornamenti di stato su Facebook. La realtà è che i primi a sostenere un provvedimento del genere dovrebbero essere quelli che invocano l’abolizione dei finanziamenti pubblici ai partiti e quelli che sono entrati in Parlamento urlando che tutto deve essere alla luce del sole. Se non si vogliono fermare agli slogan, se ci tengono a questi obiettivi e hanno a cuore la correttezza e la trasparenza del confronto democratico in Italia, la conditio sine qua non per l’abolizione dei contributi statali alle forze politiche è che queste presentino bilanci in regola e abbiano procedure interne che tutti possano conoscere. 
Dice: eh, ma così facendo tarpi le ali a organizzazioni che si muovono diversamente, anche con forme democratiche assembleari o dirette. Secondo me, un partito basato sulla retorica ipocrita dell’uno che vale uno (pure in queste “visioni democratiche differenti” poi alla fine ci sono un paio di persone che di fatto contano un po’ di più) può rimanerlo con uno statuto che prevede come organi dirigenti delle forme assembleari o istituzionali (i capigruppo di Camera e Senato, per esempio). Come i partiti tradizionali non devono aver paura di queste visioni, così queste visioni non devono aver paura se una legge introduce un po’ di trasparenza al loro interno. 

Un dubbio 
Il passaggio del progetto Finocchiaro-Zanda sul quale bisognerà fare parecchia attenzione è l’articolo 6 comma 1: “L'acquisizione della personalità giuridica e la pubblicazione dello statuto nella Gazzetta Ufficiale ai sensi dell’articolo 8 costituiscono condizione per poter partecipare alle competizioni elettorali”.
Concordo con l’obiettivo di fondo per i motivi di cui ho già scritto sopra. Ma, scritta così, la disposizione implica che, per esempio, alle comunali non potranno più presentarsi le liste civiche, spesso rese necessarie per la modestia delle dimensioni del Comune e del relativo consiglio comunale (sì, quelle cose tipo “Treppignana di Sotto per Frappampina sindaco” o “Uniti per Villammare in Colle”), e, in caso di legge elettorale maggioritaria, ben difficilmente potranno esserci coalizioni come “L’Ulivo” o “Il Polo del Buongoverno”. Spero in un emendamento che limiti la normativa alle sole elezioni nazionali ed europee o che preveda che, nel caso sulla scheda elettorale compaia il nome della coalizione, questa può anche non avere personalità giuridica se già l’hanno tutti i partiti che la compongono.

Le tette in prima pagina

C’era un tempo in cui i settimanali di attualità comparivano nelle edicole e, di qualsiasi argomento parlassero, ti sbattevano la donna 'gnuda in copertina. Schema tipico: crisi economica, famiglie più povere, titolone “siamo rimasti in mutande”, bella gnocca ammiccante in topless. 
Poi c’è stato un tempo in cui quotidiani dediti al peggior pseudogiornalismo comparivano nelle edicole e, per sputtanare chi aveva osato chiedere il divorzio al potentissimo marito politico, ripristivano in prima pagina foto di trent’anni prima che la ritraevano a seno scoperto durante una rappresentazione teatrale (il lavoro della signora, all’epoca delle immagini). 
Stamani è stata Repubblica a comparire nelle edicole mostrando due seni in prima pagina. Forse la prima volta per un grande quotidiano. 
L’articolo è a corredo di una storia che proviene dalla Tunisia. Arrestata Amina Tyler, attivista del movimento Femen. Tempo fa aveva pubblicato sue foto con pochi veli per protestare contro la condizione femminile nei paesi islamici. Ieri la giovane è stata accusata di essersi mostrata a seni nudi davanti a una moschea. In realtà, Amina Tyler era vestita quando è stata raggiunta dalla polizia, ma Repubblica, a corredo dell’articolo, ha ugualmente pubblicato la sua foto, vecchia di alcune settimane, a seni nudi. 
Ora, il quotidiano fondato da Scalfari ha la caratteristica di aver non soltanto dei pazzi per, ma anche dei fortemente antipatizzanti. Che su twitter han già cominciato a polemizzare: “ecco, l’avesse fatto Libero una cosa del genere...”. No, è una cosa ben diversa. Stavolta le tette in prima pagina hanno un senso. Potevano anche essere evitate – in fondo, l’immagine non è di ieri, ma soltanto correlata alla notizia di ieri – ma fermarsi alle tette senza chiedersi cosa cavolo vorrà dire la scritta sul corpo è come credere che in Italia non esiste conflitto d’interessi perché Berlusconi non ha più cariche ufficiali in Mediaset. E noi non siamo certo un Paese che si ferma alle apparenze. O sì?

domenica 19 maggio 2013

Servizio editing per politici piddini in libreria

Sei un dirigente o un aspirante tale del Partito Democratico e vuoi scrivere un libro di attualità politica sul centrosinistra? 
Io, nonunacosaseria, ti aiuterò in questa tua non semplice impresa. 
Ti dirò come scrivere il capitolo del libro in cui sottolineerai che tu lo avevi già detto o previsto. Non importa cosa: un risultato elettorale, un’evoluzione delle dinamiche interne di partito, una congiura di franchi tiratori... 
Scoverò per te le forme migliori per criticare il dirigente che ti sta antipatico, magari senza nominarlo esplicitamente, in modo da fare la parte di quello costruttivo e non di quello rancoroso. 
Posizionerò sapientemente le paroline in inglese che fanno trend e anche brand, oltre la green economy e la web strategy. 
Individuerò i personaggi migliori da citare, inclusi i cantanti e i versi delle loro canzoni e tutti quelli che fra tre anni nessuno più ricorderà chi fossero, ma che oggi sono sulla cresta dell’onda. 
Confezionerò per te gli aneddoti più succosi, i retroscena più gustosi, gli apologhi più curiosi e farò in modo che non sfuggano ai lanci delle agenzie. 
Cosa aspetti? Contattami, non te ne pentirai!