sabato 9 maggio 2015

Italicum, maggioritario secco e propaganda di partito

Dicesi sistema elettorale proporzionale quel sistema elettorale che, nel tradurre i voti in seggi, si preoccupa di rispettare la – appunto! – proporzionalità dei voti. Cioè, se un partito prende il 30% dei voti, avrà il 30% dei seggi.
Oh, qui nasce un problema. Perché un partito non prenderà mai il 30% preciso preciso, ma sarà, per esempio, il 30,23% e quel 30,23% non sarà una cifra intera, ma equivarrà, chessò, a 214,66 periodico seggi. Poiché non si può tagliare a metà o a tre quarti un parlamentare, ci si è inventati una serie di sistemi per ovviare al piccolo inconveniente. Quasi tutti finiscono per distorcere un pochino il risultato e premiare il partito che ha preso più voti: magari ha avuto il 30,23% dei voti, ma i seggi che conquista sono il 32 o 33% del totale. Ma è una cosa praticamente inevitabile. Poi, siccome il proporzionale – essendo la derivazione di una proporzione, ribadisco – ha il difettuccio di mandare nell’assemblea elettiva tanti partiti, anche quelli piccoli piccoli, e questo può nuocere alla formazione di un Governo (sempre che si tratti di una forma di Governo che richiede il vincolo di fiducia tra esecutivo e legislativo), ci si è inventati anche una serie di correttivi: sbarramenti, collegi piccoli, premi di maggioranza.
La regola del gioco, però, è: visto che i seggi sono assegnati in proporzione, l’importante è che la proporzione non sia distorta troppo, altrimenti la regola è violata e la volontà del corpo elettorale poco o niente rispettata. E magari – dettaglio che rischia di essere dimenticato – la Corte costituzionale interviene per dichiarare illegittima quella distorsione. Non sulla base di quel che prevedono le leggi elettorali di altri Paesi, ma sulla base delle regole del gioco chiamato “proporzionale”. Questo non perché lo dice un cazzone come me, ma perché lo dice la stessa Corte costituzionale nella sentenza sul Porcellum: “Le disposizioni censurate non si limitano ad introdurre un correttivo al sistema di trasformazione dei voti in seggi «in ragione proporzionale», in vista del legittimo obiettivo di favorire la formazione di stabili maggioranze parlamentari e quindi di stabili governi, ma rovesciano la ratio della formula elettorale prescelta dallo stesso legislatore del 2005, che è quella di assicurare la rappresentatività dell’assemblea parlamentare”.
Facciamo l’esempio banale che tutti possono capire. Se l’allenatore di una squadra di calcio in vista di una partita bagna il terreno di gioco perché ritiene di poterne avere un vantaggio tattico, fa una cosa sportivamente discutibile quanto vogliamo, ma se il campo è praticabile la partita si gioca. Se riduce il fondo di gioco a un pantano che non permette di far rimbalzare il pallone, la partita non si gioca. E l’allenatore non può dire: “nella pallanuoto si gioca con l’acqua che ti arriva fin qui”.

Dicesi sistema maggioritario quel sistema che, non essendo stato concepito dal professor D’Alimonte o dal ministro Boschi, è rozzo e selvaggio. Si chiama maggioritario perché non gliene importa un fico secco di rispettare le proporzioni di voto tra i partiti. Divide il territorio statale in tanti collegi quanti sono i seggi da occupare e in ogni collegio passa la persona che ha preso più voti. La volontà del corpo elettorale non viene distorta se un partito prende tanti voti e arriva secondo ovunque e quindi, nonostante la mole di voti, non ha rappresentanti: la volontà del corpo elettorale è rispettata se in ogni collegio chi prende più voti viene eletto. La volontà potrebbe essere distorta, magari, se – putacaso – la Scozia anziché avere cinquantotto collegi ne ha uno solo e gli altri cinquantasette che gli spetterebbero se li becca tutti il Galles.
Tornando all’esempio banale che tutti possono capire, è come quando in una partita di calcio una squadra gioca alla grande, colpisce pali, traverse, dà spettacolo con la sua manovra e però poi perde 1-0 al 92’ su rigore (che non c’era, è stato un errore arbitrale). È giusto? No, non è giusto, cazzo. Ma la regola è quella. Lo sconfitto rosica, va in sala stampa e dice “il calcio è fatto di episodi, si vince e si perde in undici, facciamo squadra e la prossima volta cercheremo di essere più cinici e concreti”. 

Spero di aver chiarito i concetti e che la si smetta una buona volta di confondere la merda con la cioccolata. A meno, ovviamente, di fare propaganda di partito. In tal caso, potete continuare a sparare la cazzata che l’Italicum è meglio del maggioritario perché col 36% si va al ballottaggio e strafottervene delle sentenze della Corte costituzionale.