venerdì 21 novembre 2014

Piddinuts

Caro Piddì
ti ho conosciuto che eri Charlie Brown. Un perdente, ecco cos’eri quando ti ho conosciuto.
Un perdente testone e testardo, talvolta succube di compagni meno meritevoli, ma più convinti dei propri mezzi, mentre tu ti accontentavi spesso del meno peggio.
Paziente fino all’autolesionismo con chi ti assillava e criticava.
Comprensivo con tutti, anche con quelli che, ostinati, continuavano a ciucciarsi il pollice e a tenersi stretta la coperta: li accettavi per come erano, con i loro limiti e le loro virtù, in fondo saggi a modo loro.
Incapace di ascoltare i segnali esterni che ti dicevano “fai così” e tu, Piddì, niente: perseverante fino in fondo, a costo di far figuracce di fronte a tutti.
In fondo, però, anche se questo tuo modo di fare era oggettivamente irritante e non passava giorno che non mi chiedessi quando avresti cominciato a cambiare, mi stavi comunque simpatico.
Caro Piddì,
ti ho conosciuto che eri Charlie Brown e ti ritrovo che sei diventato Lucy van Pelt.
Con le sue arroganze.
Con le sue scuse improbabili e le responsabilità da addossare sempre a qualcun altro quando, giocando a baseball, non prende la palla.
Con le sue trovate acchiappacitrulli travestite da perizie psichiatriche.
Con i suoi atteggiamenti irridenti verso chi appare più debole. E con quelle vessazioni e quelle prepotenze verso il fratello minore, vessazioni e prepotenze che certo non lo aiuteranno a crescere, ma, anzi, lo indurranno ad aggrapparsi sempre più a quell’infantile coperta che tiene sempre lì con se.
Per ora ti va bene così e ti auguro che ti duri (anche perché alternative all'orizzonte non se ne vedono). Ma, ricordati, anche Lucy Van Pelt ha uno Schroeder con cui fare i conti.