domenica 14 dicembre 2014

Le tesi dell'Ulivo sulle riforme istituzionali: cosa dicevano per davvero

Matteo Renzi dice di ricordare le tesi dell’Ulivo sul bicameralismo perfetto e sulla legge elettorale.
Beh, le ricordo bene anch’io.

La tesi numero 1, dopo aver parlato di “un equilibrio organico tra diritti della maggioranza e contropoteri dell’opposizione” e auspicato “partiti programmatici che si impegnano a perseguire obiettivi di legislatura e che ne rispondono con un preciso mandato politico davanti ai cittadini-arbitri”, passa alla definizione della forma di governo: premierato forte, sfiducia costruttiva e “ai fini di una maggiore legittimazione democratica per ciò che concerne il sistema elettorale, appare preferibile l’adozione del collegio uninominale maggioritario a doppio turno di tipo francese”. In questo quadro, il Capo dello Stato rimane il “garante delle regole” e poiché “questa alta funzione di equilibrio costituzionale deve essere marcata”, si propone di sottrarne l’elezione “alla maggioranza parlamentare pro tempore, esaminando varie possibili modalità, compresa la sua elezione diretta”.

Okay, c’è qualcosa in comune con le proposte dell’attuale governo?
Io non vedo molti punti di contatto, ma magari sono i miei occhiali a essere difettosi. Forse dovrò cambiarli. 
Tra l’altro – la famosa storia che chi vince governa e poche storie – alla tesi numero due si prevedono nuove prerogative per l’opposizione. Per esempio, la possibilità di ricorrere alla Corte costituzionale contro decreti legge del Governo emanati fuori dalle condizioni costituzionalmente previste.

Quanto al bicameralismo perfetto, sì, è vero. L’Ulivo voleva abolirlo. Così come vogliono abolirlo la maggioranza di coloro che contestano il nuovo Senato disegnato made in Florence, ma questa non c’entra con l’Ulivo. L’Ulivo partiva dal “federalismo cooperativo”, con “il passaggio di quasi tutta l’amministrazione periferica in capo alle Regioni e agli enti locali” (tesi 9) e arrivava alla Camera delle Regioni. Che sì, doveva essere composta da consiglieri regionali, ma per come veniva inquadrata nel contesto davvero sembrava il Bundesrat tedesco e non quell’ircocervo partorito dai presuntuosi riformatori fiorentini. Ai quali segnalo, en passant, la tesi numero 5, che forse quella davvero, tra una cena di finanziamento e l'altra, l’hanno dimenticata: “Va nuovamente affrontato il tema del costo della politica prevedendo forme di finanziamento pubblico in condizioni di parità delle forze politiche soprattutto attraverso l'accesso gratuito o agevolato a servizi; nonché regole rigorose e controlli effettivi e indipendenti (affidati ad esempio alla Corte dei Conti) su tutte le forme di finanziamento privato, diretto e indiretto, dei partiti, da non precludere ma da rendere assolutamente trasparente”.

Per chiudere, due pensierini per Matteo Renzi. Spero, con essi, di fargli un buon servizio.
Innanzitutto, vorrei fargli presente che la legge elettorale che sta proponendo è proporzionale con premio di maggioranza, non maggioritaria. Lo sottolineo, perché a sentire il suo discorso all'Assemblea nazionale sembrerebbe di capire che lui stia facendo una legge maggioritaria. No, Matteino, la stai facendo proporzionale. Il premio di maggioranza è una cosa, il maggioritario è una cosa ben diversa.
Il secondo pensierino è un pro-memoria. Lui dice di non ricordare "come si possa aver perso vent'anni di tempo senza aver realizzato le promesse". Provo a rinfrescargli la memoria: per oltre la metà di quei vent'anni, il centrosinistra o non ha governato o ha governato (vedi esperenza Monti) senza avere in mano le redini. E quando ha governato ha dovuto troppo spesso sottostare, oltre che alle pretese dei dirigenti di partito che tanto male hanno fatto al centrosinistra (da D'Alema in giù), pure ai diktat di tanti che oggi fanno carte false per uno strapuntino al tavolo di Renzi.