lunedì 20 aprile 2015

La discussione interna del PD oggi, il Parlamento domani

Se qualcuno vuole provare a immaginare cosa succederà una volta che avremo l’Italicum e il nuovo Senato, non ha bisogno di fare grandi sforzi di fantasia. È sufficiente che guardi al dibattito interno al Partito Democratico da un anno a questa parte.

Il segretario, insieme a un piccolo gruppetto di fedelissimi, decide la linea, forte del successo alle primarie (da rivendicare nei giorni dispari) e della vittoria alle europee (da rivendicare nei giorni pari). La linea è successivamente portata in Direzione: un’ora o due di discussione pro forma – dove chi contesta è un gufo o un rosicone o un conservatore di rendite di posizione – dopodiché si va a un voto scontatissimo, visto che l’organo è fermamente e saldamente in mano alla maggioranza. La minoranza, spesso divisa e incerta sul da farsi, prova a portare avanti qualche battaglia, di solito incomprensibile ai non addetti ai lavori, oppure – dopo aver protestato un po’ – si allinea. Alla peggio, si sostituiscono i componenti di una commissione per assicurarsi il voto valido, con procedure anche legittime ai sensi del Regolamento parlamentare, ma abbastanza spregiudicate sotto tutti gli altri punti di vista. Talvolta gli vien detto che non c’è più tempo, che è l’ora di passare ai fatti, che bisogna muoversi e questo è un altro concetto che in genere l’elettorato apprezza.

La dinamica del Parlamento e dei suoi rapporti con l’esecutivo, una volta approvate le riforme, sarà abbastanza simile.

Il capo del governo deciderà un disegno di legge, forte del successo a elezioni politiche fortemente incentrate sul suo nome. Il disegno di legge sarà portato a Montecitorio: qualche giorno di discussione pro forma – dove chi contesterà sarà additato all’opinione pubblica come conservatore di rendite di posizione oppure uomo del secolo scorso – dopodiché si andrà a un voto scontatissimo, visto che il Parlamento sarà fermamente e saldamente in mano agli uomini del Capo del Governo. L’opposizione, spesso divisa (grazie alla soglia del 3%, peraltro voluta da alcuni suoi esponenti) e litigiosa, per far vedere che esiste si inventerà le peggiori sceneggiate e cagnare. Talvolta gli verrà detto che non c’è più tempo, che è l’ora di passare ai fatti, che bisogna muoversi e questo sarà un altro concetto che in genere l’opinione pubblica apprezzerà: il governo chiederà quindi corsie preferenziali per i suoi disegni di legge (belli o brutti che siano) che verranno approvati a tempo di record.
Vi piace questa dinamica? Se sì, continuate a stare sereni. Se no, fatevene una ragione.

(non c’è niente di antidemocratico in tutto questo scenario, non c’è nessuna deriva autoritaria. Semplicemente, c’è l’umiliazione della partecipazione, della discussione e di tutte quelle pratiche politiche che al cittadino medio potranno anche sembrare pallose, ma che sono il sale del buon funzionamento di una democrazia)