sabato 24 gennaio 2015

Il cambiamento di verso e l'involuzione infantile

Il 25 ottobre 2011 la corrente liberal del PD chiese le dimissioni del responsabile nazionale per l’economia Stefano Fassina perché costui criticava le posizioni di Pietro Ichino, prospettava “soluzioni ispirate alle vecchie culture politiche del secolo passato” e, soprattutto, così facendo veniva meno al “dovere di rappresentare il complesso delle posizioni assunte dal PD”.
Insomma, tre anni fa il principio che il congresso si chiude con le primarie e chi ha vinto ha tutto il diritto di portare avanti la sua linea e la minoranza taccia e sia leale non pareva così importante per chi oggi lo invoca.
Semplicemente facendo una ricerca su Google, potrei trovare altre cinquanta dichiarazioni come questa, non importa provenienti da quale corrente piddina, il cui tratto saliente è l’inversione del contenuto a seconda del ruolo ricoperto.
Trovo irritanti Renzi e i renziani non soltanto per il cambiamento di verso rispetto a molti impegni assunti nella loro mozione congressuale a proposito della gestione del partito, ma anche e soprattutto per il modo in cui delegittimano e bollano come antidemocratici comportamenti che fino a un anno e mezzo fa erano tipicamente loro: il partito nel partito, la critica continua – e talvolta pretestuosa – al leader, le iniziative legislative non concordate e, anzi, in contrasto con la linea del segretario, le provocazioni continue.
Trovo, però, non meno fastidiose le minoranze del PD, per il modo in cui trasmettono l’idea del bambino a cui è stato tolto il giocattolo e non si rassegna e anche perché sembrano aver dimenticato quanto si arrabbiavano all’epoca in cui erano maggioranza perché la minoranza si comportava un po’ come si comportano loro oggi.
Io credo che l’Italia possa avere anche il Senato più funzionale d’Europa, la legge elettorale più bella del mondo e il presidente della Repubblica più figo dell’universo, ma finché il partito di maggioranza relativa rimane a questi livelli di dialettica interna, saranno problemi. Problemi seri.

(mi capita sempre più spesso, ultimamente, di chiedermi per quale motivo criticavamo tanto Massimo D’Alema: per gli accordi con la destra, per i tatticismi esasperati, per un’idea di politica che non condividevamo o, più semplicemente, perché perdeva le elezioni? Sempre più spesso, ultimamente, mi do sempre la solita risposta: ed è una risposta che non mi piace, la trovo deprimente)