Durante le primarie dell’anno scorso, guardai con molta simpatia a Ignazio Marino. La sua mozione me la lessi tutta e tra le tante cose che mi piacquero ne ricordo una: laicità significa “porsi nel dibattito non pensando di possedere la verità. Significa saper ascoltare le ragioni altrui e avere l’umiltà e l’intelligenza di confrontarsi anche con chi la pensa nella maniera opposta. Infine, laicità significa che quando si chiude il dibattito, e si è presa una decisione, la si accetta sentendosi vincolati e sostenendola con lealtà”.
Oggi il gruppo parlamentare del Partito Democratico ha deciso di sostenere, per il CSM, due persone. Non importa chi e non importa se c’erano nomi migliori. Il gruppo ha deciso a larga maggioranza: su circa 300 ci sono stati appena quattro voti contrari e sei astensioni. Dibattito chiuso, decisione presa. Peccato che proprio Marino non l’abbia accettata, non si sia sentito vincolato ad essa e non l’abbia sostenuta con lealtà, dichiarando che, in aula, avrebbe votato scheda bianca. Marino può avere tutte le ragioni del mondo, ma allora le aveva anche Paola Binetti quando faceva casino sulla bioetica. Anzi, lei ne aveva di più, perché in quei casi almeno poteva invocare la libertà di coscienza.
0 commenti:
Posta un commento