giovedì 28 ottobre 2010

Mica vero che al Fatto ce l'hanno con il PD

Qualche giorno fa mi è stato segnalato su questo blog un articolo di Travaglio che diceva, riassumo alla buona, né io né il Fatto Quotidiano odiamo il PD; semplicemente, critichiamo certe vecchie carcasse che lo dirigono. Bene. Proprio in quei giorni, Il Fatto, per merito di Marina Boscaino, attacca una di queste vecchie carcasse: Beppe Fioroni. Reo, a suo parere, di amorosi sensi con il ministro Gelmini. Ora, a parte che per il giornale di Padellaro tutti coloro che quando parlano del centrodestra non iniziano il discorso con Berlusconipiduistamafiosostallierediarcore sono degli orridi inciuciatori, però questo è il classico caso di attacco pretestuoso. Di quelli che i fans di Travaglio e Di Pietro si ostinano a non vedere.
Scrive dunque Boscaino: “Fioroni è stato il ministro del centrosinistra che ha favorito nella maniera più esplicita le scuole paritarie (la legge per integrarle a pieno titolo nel sistema scolastico nazionale fu il tributo del centrosinistra – eravamo nel 2000 – alla collaborazione degli allora Popolari); che ha bloccato definitivamente il percorso scolastico a 16 anni; che ha svitato alcuni ingranaggi della riforma Moratti subito riavvitati da Gelmini & soci”. Prendiamo per buona l'accusa sulle paritarie (benché nel 2000 Fioroni non fosse ministro; casomai si occupava di sanità nel PPI); sorvoliamo pure sulla curiosa attribuzione di responsabilità a Fioroni per quel che ha fatto successivamente la Gelmini; il punto è che è del tutto falso che sia lui ad aver bloccato il percorso scolastico a 16 anni: basterebbe leggersi il decreto 139 del 22 agosto 2007, con il quale si introduceva l’obbligo, da attuarsi, una volta a regime, all’interno delle scuole (mentre il ministro Moratti prevedeva la possibilità di scegliere tra istruzione e formazione professionale).
Boscaino continua la sua invettiva: “chiediamoci perché il PD, incapace di produrre una visione originale, ripropone strade che altri sanno percorrere con maggiore convinzione. Gli elementi imprescindibili non sono più i valori di sinistra – inclusione, cultura, emancipazione, Costituzione – che pure vengono utilizzati strumentalmente con certe platee. Ma valutazione e merito, nella imperdonabile dimenticanza che non basta pronunciare quelle parole né preparare soluzioni improvvisate per dotare la nostra scuola di un sistema di valutazione equo ed efficace”.
A questo punto uno va a rileggersi le proposte sulla scuola elaborate dal PD. Non c’è bisogno di andare tanto indietro nel tempo, sono state ufficializzate tre settimane fa. In effetti, sono cose tecniche, per addetti ai lavori che un profano come me fatica a leggere. Però c’è una parte, nel preambolo nel quale si spiega quali sono i capisaldi delle proposte, in cui si precisa: “difendere il diritto universale all’istruzione, rendere il sistema scolastico italiano più efficace e più equo, torniamo a investire sulla conoscenza per garantire a tutti pari opportunità di apprendimento e di educazione. La scuola, per garantire uguaglianza e libertà, come ci chiede la nostra Costituzione”. Cioè, riassumendo, inclusione, cultura, emancipazione, Costituzione: esattamente quei valori che secondo Boscaino il PD non userebbe più per parlare solo di “valutazione e merito”. Nel documento elaborato, dopo aver parlato degli asili nido, di tempo pieno, di autonomia scolastica, di precari, di organici funzionali, di dispersione scolastica, di edilizia (appunto: inclusione, cultura, emancipazione, Costituzione) si parla anche di valutazione e merito. E giusto stamani Francesca Puglisi, responsabile scuola del PD, scrive un piccolo bignamino a uso e consumo di Boscaino per ribadire il concetto: non so se la giornalista abbia recepito il messaggio (a legger la risposta, sembrerebbe di no) e in effetti nell'intervento di Puglisi manca la formula magica del Berlusconipiduistamafiosostallierediarcore.


Il problema è sempre il solito: ormai le opinioni e le passioni politiche contano più dei fatti - anche sui giornali che ai fatti dicono di ispirarsi - e per il giornalismo militante non importa se la realtà viene rovesciata in modo pretestuoso. Il merito delle questioni è roba di importanza pari a zero, quel che conta è urlare. Solo urlare.

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