mercoledì 20 luglio 2011

Di quanto ridurre il numero dei parlamentari, secondo me

Periodicamente riprende vigore il dibattito sul numero dei parlamentari italiani. Troppo elevato, va ridotto. Sì, ma di quanto? E davvero è così fuori norma?
Oh, intendiamoci: se i parlamentari devono essere quelli che abbiamo in questi ultimi anni, son comunque troppi, anche venti deputati sarebbe un numero eccessivo. Ma noi siamo personcine a cui piace ragionare in linea molto teorica e quindi evitiamo di pensare agli attuali ...onorevoli (ehm ehm ehm).
Io credo che la questione sia reale, ma la stiamo affrontando un po’ di sghimbescio, come (sempre più) spesso accade in questo benedetto assurdo bel Paese.
Facciamo un confronto con la realtà di altri Stati. Mi fermo agli otto più importanti della Unione europea: Germania, Regno Unito, Francia, Italia, Spagna, Polonia, Paesi Bassi, Belgio. Il numero dei soli deputati varia dai 646 della Camera dei Comuni britannica ai 150 della Camera dei Rappresentanti belga. Considerando il numero degli abitanti, la media è di un parlamentare ogni 99.666 cittadini. In Italia, con i nostri 57.715.625 abitanti, la media è di uno ogni 91.612: diminuendola a quella europea dovremmo avere una Camera di 579 deputati, ossia 51 meno degli attuali 630.
Poi c’è il Senato. Se non consideriamo la Germania – il cui Bundesrat è di appena 69 membri e il cui sistema istituzionale è, di fatto, monocamerale –, la media è di un senatore ogni 191mila cittadini: applicato all’Italia, significherebbe un Senato di 302 senatori anziché 315.
Insomma, il numero dei parlamentari italiani è sì più alto rispetto alla media europea, ma non è abnorme.
Quello che invece pesa – e pesa assai – è che il nostro è l’unico sistema basato su un bicameralismo perfetto. Negli altri Paesi una delle due Camere si differenzia o per funzioni o perché non vota la fiducia all’esecutivo (o per entrambi i casi) e, talora, anche per modalità di elezioni o nomina. Da noi non è così. Deputati e senatori hanno le stesse prerogative e la differenza è soltanto nell’elettorato e nel sistema elettorale. Ciò rende il sistema macchinoso. Aveva un senso quando la Costituzione fu votata, nel 1948, dopo un ventennio di dittatura fascista. Ma oggi no.
La mia conclusione?
Il punto di partenza non è ridurre - così, a prescindere - di cento o di duecento o di cinquecento eletti la composizione del Parlamento o lasciare il totale invariato. Anche perché rischiamo, nella spirale di demagogia in cui amiamo infilarci da un po’ di tempo, di avallare proposte come quella governativa dei 250 deputati e 250 senatori: tagli lineari come nelle leggi finanziarie di Tremonti senza preoccuparsi delle conseguenze.
Il primo passo, a mio avviso, è invece capire cosa vogliamo fare delle due Camere e, in particolare, del Senato. Se quest’ultimo deve essere una sorta di Bundesrat, la Camera potrebbe anche mantenere i suoi 630 eletti, ma 250 senatori sarebbero davvero troppi. Una sessantina basterebbero e avanzerebbero. Ma, attenzione, la Germania è un Paese federale organizzato in una certa maniera e per questo ha il Bundesrat. Noi saremmo in grado di organizzarci così? Farebbe al caso nostro quell’intero sistema istituzionale?
Se si decide che l’Italia deve essere un Paese a regionalismo spinto, potremmo modellare il Senato sulla scia dell’esempio spagnolo, con 150 membri eletti direttamente e altri 50 rappresentanti delle Regioni (ma, attenzione, questi 200 non voterebbero la fiducia al Governo e anche sulla formazione delle leggi avrebbero meno poteri rispetto ad oggi), mentre ancora una volta la Camera potrebbe rimanere, senza scandalo, con la composizione attuale: o, se proprio vogliamo cogliere l’occasione, si potrebbe arrotondare per difetto il numero a 600.
Se si vuole mantenere il bicameralismo perfetto, invece, il discorso cambia eccome. Allora sì che il taglio dei rappresentati elettivi può essere più netto (per esempio, 450 e 225).
Quel che conta, però, è legare il numero dei membri il Parlamento alle funzioni che ad essi vengono attribuite. Altrimenti, si chiacchiera a vuoto. Tanto per cambiare.

2 commenti:

  1. Game. Set. Match.

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  2. La soluzione più razionale sarebbe quella di abolire il senato. Al di là del risparmio sui costi (che è il meno), ne guadagneremmo in celerità (i tempi di approvazione delle leggi verrebbero dimezzati), e ciò permetterebbe finalmente di smettere di usare sistematicamente la decretazione di urgenza per ovviare alla lentezza della normale procedura legislativa.

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