martedì 6 settembre 2011

Banali considerazioni sullo sciopero di oggi

Cosa rimane alla gente comune quando vede i propri governanti fare delle cose assurde, anzi: dannose (e non mi riferisco solamente al famigerato articolo 8), e non ci sono elezioni in calendario?
Questa è la domanda alla quale chi è stato contrario allo sciopero organizzato oggi dalla Cgil – o qualsiasi altra manifestazione di piazza messa in piedi da chicchessia – dovrebbe dare una risposta esauriente. Sì, ho letto le motivazioni, per esempio, di Ivan Scalfarotto e sono intelligenti e razionali. Ma non rispondono alla domanda di cui sopra.
Poi possiamo discutere di tante altre cose.
Per esempio, del ruolo di un sindacato che, tolti i pensionati, tutela ormai soltanto una porzione di lavoratori: dipendenti a tempo indeterminato nella pubblica amministrazione o nelle aziende medio-grandi (vai a scioperare in una piccola azienda padronale; vai a scioperare se hai un contratto a tempo determinato; e poi vedi cosa ti succede).
Oppure, delle forme contrattuali per i lavoratori: a me, per esempio, il Contratto Unico di Inserimento non dispiace affatto, perché vedo soprattutto benefici sia per il datore di lavoro, sia per il neoassunto (che non necessariamente è uno in prima occupazione e questo è un altro dei punti a favore) e non comprendo l’ostilità da parte di molti a sinistra verso questa tipologia, sicuramente migliore della maggior parte delle forme di lavoro subordinato e parasubordinato oggi vigenti.
O, ancora, delle motivazioni di chi sciopera e di quelle di chi invece decide di andare a lavorare, il quale non necessariamente è un pecorone che sta bene nel gregge e aspetta che siano altri a risolvergli i problemi come, probabilmente, qualche sindacalista tende a pensare (ogni riferimento a quel che ha scritto oggi su Facebook un dirigente Cgil della mia città è puramente voluto). Io, per esempio, oggi ho lavorato. Ringrazio e stimo e ammiro chi paga con il proprio stipendio anche per me che invece ho svolto la mia attività, ma oggi ho dovuto lavorare per una serie di motivi che non sono di egoismo o di pavidità, ma di semplice vita aziendale in un momento assai complicato per il settore (nell’indifferenza della Cgil, se mi è concesso aggiungere).
Però resta il punto di fondo. La stragrande maggioranza degli italiani è arrabbiata nera per quello che stiamo passando; se, da qui a poche settimane, le cose non miglioreranno, per molti di noi si affaccerà (o ri-affaccerà) lo spettro della disoccupazione; l’opposizione parlamentare sarà quel che sarà – poca roba –, ma la maggioranza di governo è pure peggio. E cosa deve fare allora il cittadino medio? Accendere la televisione e ascoltare passivamente al Tg1 Maurizio Gasparri che declama la bontà dell'aumento dell'Iva?

9 commenti:

  1. Mi chiedo però a cosa serva rinunciare a un giorno di stipendio. Leggo che è il quinto sciopero generale indetto dalla CGIL dal 2008. Una settimana di stipendio in meno, e che hanno ottenuto?

    Poi, oltre a ciò, gli scioperi provocano danni alle aziende, ai cittadini e al paese in generale. Le quali aziende (quelle grandi e organizzate), quando vanno a negoziare i contratti collettivi, mettono in conto il costo medio delle vertenze sindacali, e in definitiva lo riscaricano sulle retribuzioni dei dipendenti...

    Poi tu dici: "E cosa deve fare allora il cittadino medio?".

    Io una risposta non ce l'ho. Ma fra meno di due anni si vota, e in quella sede avrà tutte le possibilità di scegliere.

    RispondiElimina
  2. @ Philip

    Sì, e in questi due anni che si fa? Si paga l'Iva e si sta zitti?

    RispondiElimina
  3. Chi ieri ha scioperato non ha ottenuto (e né otterrà) nulla. Quindi pagherà l'IVA e in più perderà un giorno di stipendio.

    RispondiElimina
  4. @ Philip

    E allora?
    Ti confido un segreto, ma non lo dire a nessuno. Nel mondo c'è gente che non agisce soltanto ed esclusivamente in base a un principio puramente utilitaristico. Però, oh!, mi raccomando: acqua in bocca!

    RispondiElimina
  5. Che tristezza dover riconoscere che lo sciopero generale un solo obiettivo aveva: sfogare la propria impotenza.

    RispondiElimina
  6. mah, credo che se non siamo neanche in grado di rinunciare ad un giorno di lavoro adducendo tutti i vari alibi che possiamo, vuol dire che non riusciremo mai a risolvere nulla, e che ci tengono ipersaldamente per le palle.....insomma se non riusciamo manco metaforicamente a "ribellarci" con un giorno di sciopero adducendo sempre il solito qualunquismo antisindacale....allora vuol proprio dire che ci meritiamo sti schiaffoni!!Ora zitti, a lavorare,consumare, crepare!

    mark

    RispondiElimina
  7. Ad essere incacchiati sono anche gli studenti universitari. Io mi sto immatricolando in questo periodo e sono veramente depresso. Il problema non è tanto la crisi economica, quanto l'assenza di prospettive. Non solo mi immetterò nel "mercato del lavoro" in piena bufera, ma non mi verranno neppure date le armi per combatterla. E se guardo l'estero scopro che alcune facoltà italiane iniziano a perdere terreno, reputazione. Dovrò anche cedere il passo ai cinesi!

    RispondiElimina
  8. Qualche giorno fa, Francesco Costa - sulla sua pagina fb - pubblicava il seguente post:

    "Lo so, vecchia questione: ma intanto a me lo sciopero sta costando 91€ e qualche disagio. E non vedo come questo mi avvicini alla causa".

    Da lì è nata una discussione, Francesco ha risposto così ad alcuni commenti critici al suo post:

    "Mi dovreste ricordare quanti sono stati gli scioperi generali che hanno raggiunto i loro obiettivi negli ultimi vent'anni. Questo riguardo l'efficacia di uno strumento che non è detto che abbia senso oggi come aveva senso nel 1960. (andate in giro a chiedere cosa pensano le persone dei sindacati, per fare un esempio: non chiedetelo a quelli con meno di 35 anni, se no tirano fuori le armi)

    Visibilità e forza si guadagnano anche con le manifestazioni, che sono altra cosa rispetto agli scioperi: temo che l'astensione dal lavoro crei più scontento e disagi di quanti vantaggi porti. Io sono un semplice lavoratore - dipendente, contratto a termine, sotto i trent'anni: una categoria debole, direbbe la CGIL - e lo sciopero di domani mi è costato un pezzo non indifferente del mio stipendio. Come me, immagino, parecchi altri. È giusto così, dite voi. Sarà, ma da parte in causa vi metto al corrente che la cosa non mi ha avvicinato alla causa. Quelli meno informati e politicizzati di me chissà".

    Beh io dico che il commento più intelligente che ho letto su questo argomento è stato quello del prof. Gianfranco Pasquino, ove non lo avessi letto te lo segnalo: http://www.ilvelino.it/articolo.php?idArticolo=1423151&t=Pane_sciopero_e_fantasia&editoriale=Gianfranco+Pasquino

    P.s. Un mesetto fa sono giunto per caso sul tuo blog, devo dire che si è rivelato una piacevole scoperta: da allora - per quel che può contare la cosa - è entrato a far parte delle iscrizioni del mio googlereader! Ah anche io ho un blog, se ti va di dare un'occhiata: https://vitocontardo.wordpress.com/ (è da un po' che non pubblico nuovi post, non farci caso.. è che ho avuto vari problemi personali e un grave infortunio ad una mano).

    RispondiElimina
  9. @ Vito

    Grazie, Vito. E auguri per la mano!

    RispondiElimina