mercoledì 7 settembre 2011

Il PD, la questione morale e quel che vorrei da Bersani

Stamani leggevo su Repubblica gli sviluppi dell’inchiesta Penati ed è stato inevitabile l’accostamento a una roba che scrivevo tempo fa:
“Il mese scorso, durante un incontro pubblico in piazza, un cittadino ha chiesto al futuro candidato sindaco piddino come si comporterebbe nel caso un imprenditore edile gli proponesse un contributo - lecito e alla luce del sole - alla campagna elettorale per 20mila euro. La risposta è stata netta: il candidato ha dichiarato che rifiuterà tali finanziamenti, perché non vuole avere cambiali da rispettare una volta eletto e ha anticipato che attiverà una sorta di azionariato popolare, 50mila euro per fare la campagna elettorale con donazioni massime di 100 euro a persona. Certo, una roba del genere è fattibile nella mia città perché non è Milano o Roma e la cifra complessiva da investire è relativamente bassa, in una metropoli sarebbe più difficile da realizzare e forse anche da noi alla fine penso verrà fatta qualche eccezione. Però l’idea è giusta, è intelligente, è diversa, è qualcosa che piace ai cittadini e se attuarla significa non poter tappezzare la circonvallazione di manifesti sei per tre con il faccione sorridente del candidato, amen: ce ne faremo una ragione”.
Io penso che chi diventa sindaco o presidente di Provincia o di Regione inevitabilmente finisce per avere a che fare con imprenditori. Vuoi per un appalto, vuoi perché il nuovo piano regolatore impatta sugli interessi di qualcuno (nel bene o nel male), vuoi perché c’è una privatizzazione o un’alienazione o un’acquisizione, vuoi perché (il caso Fassino insegna) si persegue una certa politica industriale o bancaria anziché un’altra. E, per quanto un amministratore possa agire onestamente e in maniera trasparente, se la ditta XYZ che ha dato un finanziamento lecito a un candidato vince un appalto, magari nel Comune vicino che, guarda caso, è governato dal solito partito, l’omino del bar fa presto a fare uno più uno e a sospettare, anche ingiustamente.
Invocare il limite dei due mandati o dei tre mandati è giusto e condivisibile, ma è poco utile a questo scopo: anzi, chi vuol entrare in politica con l’idea di essere corruttibile o muoversi sul filo della legalità, sarà ancor più incentivato a farlo sapendo che il mandato è breve (non illudiamoci che il limite dei due mandati disincentivi chi non fa politica per puro spirito di servizio).
Vengo al dunque.
Il codice etico del Partito Democratico, all’art. 3 co. 2 lettera c, prevede l’impegno di “rendicontare, con una relazione dettagliata, le somme impegnate individualmente o i contributi ricevuti da terzi e destinati all’attività politica ovvero alle campagne elettorali o alle competizioni interne al partito”.
Meglio che niente, ma non basta.
Per dissipare i dubbi sulla correttezza dell’attività amministrativa e prevenire situazioni come quella ipotizzata dagli inquirenti a Sesto San Giovanni, il PD deve andare oltre.
Per esempio, prevedendo un limite massimo di spesa per le campagne elettorali: so che è una delle questioni di cui sta discutendo la Commissione Statuto e spero vada avanti, un po’ di sobrietà in più è necessaria. Anche perché a un buon 40% – forse più – delle iniziative di campagna elettorale partecipano solamente militanti e gente già convinta. Mi sono sempre chiesto, per esempio, quanti voti siano in grado spostare le feste di chiusura, quelle fatte in piazza con buffet, ricchi premi e cotillons e con il cantante venuto da fuori.

Ma io aggiungerei anche un’altra misura: un tetto oltre il quale ogni singolo privato cittadino, ogni singolo imprenditore, ogni singolo ente non possono andare nel caso decidano di finanziare la campagna elettorale di un partito o di un candidato. Dovrà essere una cifra bassa – variabile a seconda della popolazione residente: Milano non è Grosseto e Grosseto non è Valguarnera Caropepe –, perché non possiamo permettere che un eletto abbia cambiali da rispettare: nel caso delle amministrative, cinquecento euro nei Comuni capoluogo più piccoli, duemila in quelli più popolosi mi sembrano cifre più che sufficienti. Non di più, casomai di meno. E senza deroghe. Da versare direttamente al tesoriere o al committente responsabile: basta, quindi, con le fondazioni e le associazioni farlocche che fanno da tramite tra il finanziatore e il candidato.
Il tetto massimo di contributo al partito o al candidato (in America come lo chiamerebbero? Financing cap? Boh, chi se ne importa) avrebbe anche un altro vantaggio indiretto: costringerebbe i politici a uscire dalle segrete stanze e avere molti più contatti diretti e ravvicinati con le persone - e le loro esigenze quotidiane - per poter racimolare la somma ritenuta necessaria per la campagna elettorale. O, al di fuori di questa, un partito a organizzare iniziative più interessanti per la popolazione e meno autoreferenziali (come spesso succede, almeno dalle mie parti) in modo da coinvolgere un numero crescente di cittadini e convincerli che dare un piccola cifra al partito non è buttar via i propri soldi.

12 commenti:

  1. Sono un ignorante, ma la rendicontazione serve solo se poi si sa quanto resta nelle casse del partito (altrimenti rendiconto 20.000 e nel conto in banca, non pubblico, ce ne sono 200.000).

    Però, insomma, condivido il post. Anche se ovviamente nessun sistema ha la bacchetta magica, perché se uno vuole prendere mazzette lo fa sottobanco, al di fuori di tutti gli altri circuiti.

    Uqbal

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  2. Beh, certo, è ovvio: nessun sistema ha la bacchetta magica, se uno vuol prendere mazzette le prende.
    Ma il punto è: come evitare che si possano mettere in piedi meccanismi quasi perfetti come quelli che teorizzano gli inquirenti per Sesto?
    Della serie: io ti finanzio legalmente con centomila euro, tu mi fai vincere un appalto. Ecco, con la proposta che io sostengo, tu non puoi finanziarmi per così tanto - almeno pubblicamente - e io non ho debiti con te. Se mi dai quei soldi, significa che me li dai sottobanco, è finanziamento illecito eccetera eccetera.
    Quanto alle casse del partito, il bilancio è un atto pubblico. Basta una visura alla CCIAA. Poi, anche qui, finanziamenti occulti e illeciti possono sempre esserci...

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  3. ti cito: "chi vuol entrare in politica con l’idea di essere corruttibile o muoversi sul filo della legalità, sarà ancor più incentivato a farlo sapendo che il mandato è breve".
    niente di nuovo sotto il sole: 2mila anni fa la carriera, anche politica, di cicerone è iniziata con una famosa causa (http://it.wikipedia.org/wiki/Verrine) contro un politico corrotto che aveva accentuato la sua avidità proprio perché il suo mandato era breve.
    e anche in "asterix e gli elvezi" il governatore di condate (rennes) dice apertamente che il tempo che ha per arricchirsi in quella posizione è davvero breve (e per questo avvelena malosinus, il questore inviato da cesare per controllare i conti)

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  4. @ Alex

    La tua citazione di Asterix ti fa guadagnare, seduta stante, mille punti!
    La battuta di Garovirus nel ricevere l'oro delle imposte da Caius Eucaliptus, è la seguente: "il mio incarico dura un anno! quindi ho un anno per arricchirmi! prima che roma possa reagire sarò lontano! lontano e ricco!"

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  5. Invocare il limite dei due mandati o dei tre mandati è giusto e condivisibile, ma è poco utile a questo scopo: anzi, chi vuol entrare in politica con l’idea di essere corruttibile o muoversi sul filo della legalità, sarà ancor più incentivato a farlo sapendo che il mandato è breve (non illudiamoci che il limite dei due mandati disincentivi chi non fa politica per puro spirito di servizio).

    Sono d'accordo quando osservi che chi vuol entrare in politica con l'idea di essere corruttibile...
    trovo PERÒ condivisibile il limite dei mandati per un motivo diverso: Perché altrimenti continuiamo ad avere politici che sono incollati a quelle poltrone per 25, 30 e passa anni. Soprattutto quando per molto tempo bazzichi le stanze del potere è normale cominciare a stendere una ragnatela di amicizie e conoscenze... un favore non lo neghi, poi due... Insomma questa rete deve poi essere spezzata in qualche modo.

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  6. Il limite dei due o tre mandati, con cui sono d'accordissimo, come al solito, non è una bacchetta magica.

    Ma se lo incroci con le primarie, le possibilità di ritrovarsi un Penati tra i piedi diminuiscono (io non sopporto Penati fin da prima della lettera in cui dichiarava la sua sconfitta contro Formigoni "un risultato importante" -lettera che fa il paio con quella in cui sostiene che le accuse contro di lui sono state tutte smontate)

    Uqbal

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  7. Quello che mi fa rabbia è osservare che Tony Blair si è dimesso e si è ritirato dalla politica, Gerhard Schröder dopo la sconfitta di misura con la Merkel è andato a lavorare per Gazprom, José Maria Aznar è presidente del consiglio di amministrazione di 20th Century Fox. Una cosa impensabile da noi.
    Altra cosa che mi colpisce è che i capi di governo stranieri solitamente sono piuttosto giovani: 40, 50 anni. Non che sia male essere vecchi in politica, però sono convinto che una persona giovane abbia una mente più flessibile e aperta verso il nuovo. Credo che solo da noi ci troviamo ormai da anni con presidenti del consiglio e della repubblica che hanno più di 60 anni. Il limite dei 65 anni per la pensione per loro non c'è!
    Insomma, il limite dei mandati obbligherebbe i partiti ad un ricambio generazionale, e a far scendere in campo le energie più fresche, rimescolando cosi le carte della politica. Cosa di cui mi sembra che ci sia un gran bisogno.

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  8. @ Michele

    Son d'accordo con te al 101%.
    Così come son d'accordo sul limite dei mandati (due o tre fa poca differenza).
    Quello che volevo dire io è un'altra cosa. Ossia, che proprio il caso Penati - sempre che le accuse nei suoi confronti vengano confermate - insegna che il limite dei due mandati di per sé non implica una maggiore onestà della classe dirigente.

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  9. @ Uqbal

    Guarda, io sono favorevolissimo alle primarie, voglio bene alle primarie e PRETENDO che il PD le faccia.
    Però - così come per il limite dei due mandati - non credere che le primarie possano risolvere i problemi. Dalle mie parti abbiamo esperienza di primarie per sindaco, consiglio regionale, presidente di Provincia e ti assicuro che non è assolutamente detto che vinca il più bravo e onesto e trasparente e meno maneggione. Casomai quello più organizzato...
    (a livello nazionale e a livello di grandi Comuni o Province molto popolose probabilmente no, si innescano altri meccanismi, ma quando siamo nel piccolo...)

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  10. no, però almeno hai una qualche forma di trasparenza. Se c'è qualche magagna, ha qualche probabilità di venir fuori (soprattutto se c'è una stampa vigile) -prima di provocare gli sconquassi che vediamo ora, peraltro.

    Poi: le leggi sono astrazioni. Se siamo tutti ladri, non c'è legge che tenga.

    Uqbal

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