mercoledì 21 settembre 2011

La vera sfida

Il rapporto di Standard & Poor’s non è l’oracolo di Delfi. Però se lo analizziamo senza troppi pregiudizi vien fuori un quadro interessante su quel che i mercati chiedono all’Italia.
Come questo passaggio: “even under pressure, italian political institutions, incumbent monopolies, public-sector workers, and public – an
d private – sector unions impede the government’s ability to respond decisively to challenging economic conditions. For example, union opposition to the privatization of Alitalia in 2008 ended prospects for a takeover by Air France”. Non si chiede chissà che cosa, all’Italia: e comunque non di lasciare in braghe di tela i poveracci, ma semplicemente di avere qualche monopolio in meno e di avere dei sindacati un po’ più coraggiosi e lungimiranti, anche per attrarre investimenti esteri. Notevole il riferimento all’Alitalia, operazione che per gli aedi governativi è stata grandiosa e che qui invece viene bollata come esempio di quel che non dovrebbe accadere in un Paese liberale.
O ancora: “resistance in parliament in July 2011 led the government to drop proposals to liberalize professional services from its legislative agenda”. Più che all’opposizione e ai giornali che remano contro, credo che il passaggio si riferisca a quanto avvenuto il 14 luglio scorso, quando il governo, incalzato dai senatori-avvocati del Popolo delle Libertà (quasi tutti referenti del segretario del partito, Angelino Alfano), ritirò un emendamento che avrebbe abolito un bel po’ di ordini professionali.

Insomma,siamo in un momento in cui l’Italia avrebbe bisogno di compiere scelte importanti e anche impopolari. Ma, sembra dirci S&P, per rassicurare i mercati, per frenare la speculazione, per dare un po’ di vigore alla crescita basterebbe intanto compiere qualche piccolo passo: (e questo lo aggiungo io, non l'agenzia di rating) liberalizzare i servizi bancari e assicurativi, aprire l’accesso ad alcune professioni superando gli ostacoli attuali da parte degli ordini, intervenire sul commercio o sulle reti del gas.

A questo punto possiamo fare due considerazioni.
La prima è che il centrodestra si è riempito la bocca per diciassette anni dello slogan “meno lacci e lacciuoli” e quando è stato al governo ha fatto di tutto per spaccare l’unità sindacale, riuscendoci pure. Nonostante tutto ciò, non ha ottenuto un risultato che sia uno: anche per questo, credo, S&P è stata così impietosa.
La seconda considerazione è che gente seria, riformista e di sinistra dovrebbe avere nelle proprie corde innovazioni del genere di cui sopra. Lo stesso Partito Democratico ha avanzato proposte che vanno in tale direzione. Il problema, casomai, è: riuscirà a farle, siffatte riforme, alleandosi con chi ha intenzione di allearsi? E di farle a costo anche di vincere qualche resistenza sindacale e sfatando i tabù che persistono da queste parti? Rispondere alle due domande ritengo sia prioritario rispetto a tante sterili chiacchiere, basate magari sull'ultimo sondaggio presentato da Nando Pagnoncelli.

1 commento:

  1. Concordo con il rapporto di S&P ed anche con le tue proposte.
    Purtroppo, però, non credo che in Italia esista anche solo una coalizione, un partito, un gruppo, un individuo o anche solo un'idea in grado di fare breccia nell'ormai affermata politica statica e nepotista, volta solo a risolvere gli affari individuali.
    Da imprenditore ho sempre votato centro destra (alle ultime ho dato forfait) ma ora il disgusto mi sta facendo esalare anche gli ultimi fervori politici. Guardando a sinistra, comunque, non vedo nessuno in grado di fare peggio ma neanche tanto meglio. Solo Bersani fece del bene con le liberalizzazioni ma adesso lo vedo "spento".
    Matteo

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