martedì 20 settembre 2011

Meno attendibili di un retroscena giornalistico

Non credo che i portavoce del governo si siano resi davvero conto di quel che hanno scritto nel loro comunicato stampa di giustificazione del declassamento da parte di una agenzia di rating.
In particolare, il passaggio
Le valutazioni di Standard & Poor’s sembrano dettate più dai retroscena dei quotidiani che dalla realtà delle cose
spiega bene i motivi stessi per i quali l’esecutivo dovrebbe dimettersi in massa.
In sostanza, se le cose stessero realmente come ci vogliono far credere i comunicatori governativi, gli analisti internazionali riterrebbero più autorevoli certi esercizi giornalistici di Repubblica, Corriere della Sera, Stampa o Messaggero – ossia, tolti gli articoli di costume pubblicati sui tabloid inglesi, quanto di meno attendibile possa esistere nel panorama mediatico dell’Europa occidentale – che non i corposi documenti ufficiali presentati alle istituzioni europee, le sostanziose manovre finanziarie, le esaurienti tabelle riepilogative, i solenni pronunciamenti parlamentari che hanno prodotto in questi ultimi mesi Berlusconi, Tremonti e i loro tecnici.
Una bella autocertificazione di fallimento politico, direi.

2 commenti:

  1. Mi chiamo Federico Strazzari e sono un "nuovo" lettore del tuo blog (complimentissimi, a proposito!!!). Questa uscita da parte del governo, accusando in pratica le agenzie di rating di essere una banda di comunisti, indica non solo la totale mancanza di senso del ridicolo, ma perfino l'assenza di una parvenza di logica. Viene da chiedersi: ma a chi è rivolta questa comunicazione? non certo agli operatori di mercato, che smetteranno di ridere, forse, tra una settimana. Ma neanche al cosiddetto "popolo", ai fedeli elettori di mr.B, che Standard & Poor non sanno neanche cosa significa. Ma chi vogliono tranquillizzare? chi vogliono abbindolare?

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  2. @ Federico

    Grazie e benvenuto!
    Quanto alle tue domande... io resto dell'idea che l'unica cosa che sanno fare costoro sia la campagna elettorale. E in campagna elettorale accusare i comunisti funziona sempre, in Italia.

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