giovedì 8 settembre 2011

Meno parlamentari per tutti

Signori, nel caso vi fosse sfuggita la novella, sappiate che in Commissione affari costituzionali del Senato è iniziata la Grande Corsa al Taglio dei Parlamentari. In premio: la Coppa Antipolitica 2011-2012.
A fare la prima mossa era stato il Partito Democratico, nel novembre 2008: 400 deputati e 200 senatori. Aveva risposto, pochi mesi dopo, il Popolo della Libertà: 508 deputati e 254 senatori.
Poi l’argomento era finito nel dimenticatoio e i progetti di legge presentati erano rimasti lì, ad ammuffire insieme a tanti altri (quattromila circa, presentati dal maggio 2008 ad oggi, incluso quello di iniziativa popolare sostenuto da Beppe Grillo; per la serie: l'articolo 71 comma 2 della Costituzione questo sconosciuto).
L’argomento è tornato di moda all’inizio di quest’estate quando, di botto, ci siamo accorti che c’è una crisi economica e il bilancio dello Stato, per essere rimesso in sesto, necessita di qualche po’ di miliardi di euro. E la politica deve fare la sua parte.
L’Unione di Centro ha così avanzato la sua proposta: 300 deputati e 150 senatori.
La Lega Nord ha rilanciato: 250 deputati e 250 senatori.
L’Italia dei Valori ha rispolverato un suo vecchio progetto e si è accodata ai terzopolisti: 300 e 150.
Qualcuno deve aver pensato: vince chi spara la cifra più bassa.
I cinque progetti di legge hanno una caratteristica comune: sono brevi, due o tre articoli di una o due righe ciascuno, giusto per dire quanti devono essere gli eletti.

Ha senso tutto ciò?
A mio avviso, così come è stato impostato il dibattito, ne ha poco.
Rimando a quel che avevo già scritto tempo fa: sì, in Italia abbiamo un numero superiore di parlamentari rispetto ad altre democrazie, ma non è una cifra abnorme o scandalosa. Valga, a questo proposito, quanto scrive oggi Giovanni Sartori sul Corriere della Sera: diminuire il numero degli eletti significa aumentare il bacino degli elettori e quindi creare distanza con il territorio, nonché innalzare il costo delle campagne elettorali.
Ma poi c’è un altro aspetto che lascia perplessi. I progetti di legge presentati si limitano a prevedere la diminuzione dei parlamentari, ma non spiegano quali saranno le loro eventuali nuove funzioni. Per cui, tutti questi testi prevedono il mantenimento dell’attuale bicameralismo perfetto, un’anomalia questa sì fuori dalla norma, dalla pratica istituzionale delle principali democrazie mondiali.
E’ il prezzo da pagare all’antipolitica. Non si parte da un disegno organico che prevede che i deputati siano tot perché, ad esempio, devono votare la fiducia al governo e i senatori siano tot in quanto – chessò – son lì a rappresentare le Regioni e non hanno poteri nei confronti dell’esecutivo.
Si parte dallo slogan: diminuire i parlamentari. "Il sentimento comune ce lo chiede", come ha detto Enzo Bianco, relatore in Commissione (il sentimento comune vorrebbe pure che tu andassi a casa, caro Bianco, visto che hai già fatto quattro legislature...). Chi se ne importa se anche con duecentocinquanta deputati e centocinquanta senatori (l’ipotesi più restrittiva possibile) i provvedimenti rimbalzeranno dall’uno all’altro ramo del Parlamento con modifiche, emendamenti, assalti alla diligenza, voti di fiducia e tutto il repertorio di cagate fatte in questi decenni dai nostri rappresentanti. L’importante è presentarsi agli elettori dicendo: “io ho fatto diminuire i parlamentari di duecento unità”. Qualcun altro gli risponderà: “Io di trecento!” E giù polemiche, e giù vanterie.

Evviva l’Italia, evviva l’antipolitica!

(ripeto, a scanso di equivoci e prima di dover rispondere a qualche commentatore frettoloso: sono favorevole a ridurre il numero di parlamentari, ma il punto di partenza non può e non deve essere il numero, bensì le funzioni, le attribuzioni che vogliamo assegnare loro)

3 commenti:

  1. Funzioni, attribuzioni, ma anche stipendi, indennità e benefit vari. Il tema dei costi della politica è scivoloso perché è facile cadere nella demagogia. Ma, a parte la questione numerica della rappresentanza (su cui la riflessione di Sartori ha senso), è forse il caso di chiedersi seriamente se abbia senso pagare un parlamentare con cifre mirabolanti, garantendogli rimborsi e sconti di ogni genere, specie quando magari continua a svolgere il suo lavoro, che poi spesso è una munifica libera professione.

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  2. @ derivantropoligica

    Hai ragione. Io credo che la porcata degli ultimi giorni, quella che garantisce i parlamentari che esercitano la professione, gridi vendetta civica.
    Che poi, la parte retributiva sarebbe la cosa più semplice da modificare: è sufficiente modificare il regolamento parlamentare, nemmeno la Costituzione, con tutta la complessità dell'iter che quest'ultima richiede.

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  3. Ottimo, come al solito, ragionamento.
    Il problema è proprio questo: ragionare, un verbo del quale gli italiani hanno dimenticato il significato... Troppa fatica...

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