domenica 11 settembre 2011

Persone in difficoltà

Ormai è un anno o forse più – quando è iniziato tutto questo? Boh, non lo ricordo – che ne parliamo, eppure tutte le volte che leggo articoli o resoconti giudiziari sulle celebri elargizioni berlusconiane a questa o quella “persona in difficoltà”, ho un attimo di subbuglio. Di stupore misto a ingenuità.
Non lo so, probabilmente è perché se mi ritrovassi ad avere un’entrata straordinaria di 15 o 20mila euro anche una tantum (e non continuativa tutti i mesi), farei salti di gioia e la utilizzerei con giudizio: andrei in banca ed estinguerei quei 2mila e rotti euro di debito residuo per il finanziamento dell’acquisto dell’automobile, una bella parte li investirei in un fondo pensione e infine ne terrei una porzioncina, ebbene sì, per andare a Cortina e magari anche più in là che è da un bel po’ che non faccio un bel viaggetto all’estero e ne sento il bisogno. Credo che come me farebbero milioni di italiani, gente che tira avanti con i suoi mille, millecinquecento euro al mese di stipendio e che da anni rinvia la ristrutturazione della casa, il rifacimento del bagno, l’acquisto dell’auto nuova.
Poi c’è una minoranza schiava dell’apparenza e amante delle scorciatoie. E a questa minoranza – che poi è quella che l’attuale presidente del Consiglio ha deciso di aiutare – 15 o 20mila euro al mese non bastano. Non basterebbero nemmeno se fossero 30 o 40mila. O 100mila.
C’è da chiedersi se il tizio che se la prende con l’Italia che per anni ha vissuto al di sopra delle proprie possibilità causando l’esplosione di debito pubblico sia lo stesso che poi aiuta proprio chi di quello sciamannato stile di vita ha fatto uno filosofia imprescindibile.
Quando leggo certe notizie non so se sono io quello fuori dal mondo o loro.

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