giovedì 15 settembre 2011

Riflessione sui sondaggi di questi giorni

Girano sondaggi che danno il centrosinistra in discreto vantaggio sul centrodestra, ma quest’ultimo vincente in caso di alleanza con il terzo polo. E tutti ci chiediamo come ciò sia possibile, dopo i pasticci e i danni combinati dal governo in carica.
Io non sono un sondaggista, né un sociologo e nemmeno un fine politologo, ma azzardo lo stesso una lettura.

1. Le stesse rilevazioni di cui sopra dicono che appena un elettore su cinque – ossia, meno di tutti coloro che voterebbero per il Popolo delle Libertà – concede ancora un credito di fiducia in Berlusconi. Purtroppo, ciò non significa che gli altri quattro abbiano fiducia nell’opposizione. Tutt’altro: la SWG, un istituto certo non sospettabile di simpatie governative, rileva che nel centrosinistra ripongono speranze in pochi. Questo dato dovrebbe far riflettere Bersani, Di Pietro e Vendola, in particolare sulle questioni morali che li tirano in ballo o sulle risposte programmatiche che non danno o sul senso di responsabilità istituzionale che non sempre mostrano di avere. Sbaglierò, ma resto convinto che sono tuttora più numerosi i voti che passano da un partito all’altro di quello schieramento, che non quelli che migrano dal centrodestra (o dall’area di astensione) al centrosinistra. No, lo sottolineo perché poi magari ce la prendiamo con Barroso quando riceve Berlusconi...

2. Ho la sensazione che molti, anche nel PdL, diano ormai per acquisito che Berlusconi non si ripresenti alle elezioni. E che quando si pone loro la domanda “chi voteresti oggi” pensino a un candidato diverso, magari eterodiretto, ma in ogni caso “qualcun altro”. Credo sia questo il motivo per cui, nonostante tutto, il centrodestra ha ancora la possibilità di vincere e l’alleanza con il terzo polo rimane uno scenario credibile. Mi piacerebbe vedere un sondaggio che chiedesse “chi voteresti oggi se il candidato premier del centrodestra fosse Berlusconi” e “chi voteresti oggi se il candidato premier del centrodestra fosse Alfano”: non ho certezze, ma non escluderei di leggere dati contrastanti e poco piacevoli per il centrosinistra.


3. Tutti questi sondaggi, in ogni caso, non tengono conto della vera incognita: la legge elettorale. Se andassimo oggi a elezioni, credo che la triade PD-IdV-SEL – sempre alla luce di queste rilevazioni – dovrebbe essere preoccupata più che altro per il risultato del Senato, dove il premio di maggioranza su base regionale renderebbe del tutto aleatoria la formazione di una vera base parlamentare in grado di sostenere un governo. Ma oggi non sappiamo se, quando andremo alle urne, ci sarà l’attuale legge elettorale o, grazie al referendum, sarà ripristinato il Mattarellum (escludo che sia possibile in questa legislatura approvare la proposta piddina). Nel caso si torni al vecchio sistema, esso avvantaggerebbe il centrosinistra che aveva sempre ottenuto risultati importanti nel maggioritario, riuscendo a candidare personaggi legati al territorio o con un profilo meno “gerarchia nominata dall’alto” rispetto a quel che riuscivano a proporre i suoi avversari.

4. Alla luce di tutto ciò, trovo che questi sondaggi siano indicatori interessanti per misurare quanto vicine sono le forze politiche alle esigenze dei cittadini (e la risposta è: poco, sia da una parte che dall’altra), ma piuttosto fuorvianti rispetto alla vittoria dell’uno o dell’altro schieramento.

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