sabato 3 settembre 2011

Sacconi, un ministro da fischiare

L’ho già scritto in passato e lo ripeto: questo è un esecutivo di incapaci a governare, gente abile solamente a buttarla in caciara elettorale. Sì, la campagna elettorale è l'unica cosa che sanno fare davvero, e si comportano quindi come se, cinquantadue settimane su cinquantadue, domenica prossima si andasse alle urne.
Maurizio Sacconi ne è una delle dimostrazioni più evidenti. Credo sia uno dei ministri meno pragmatici e più ideologici nella storia della Repubblica. Quel che conta per lui non è il risultato, non è inventarsi qualcosa per affrontare in maniera appena appena efficace il problema della disoccupazione giovanile o impostare politiche per il welfare che tutelino davvero chi ha bisogno.
No.
Le sue interviste, i suoi interventi pubblici, i suoi discorsi istituzionali ruotano sempre attorno a cinque concetti, il più concreto dei quali è l’argomento (da campagna elettorale, appunto) che, riguardo la disoccupazione, l’Italia se la passa meglio degli altri Paesi europei (assunto in parte falso, se poi vogliamo dirla tutta).
Gli altri quattro concetti sono:
* Marco Biagi. Il giuslavorista assassinato dalle Brigate Rosse è ormai diventato una figurina da esibire ogni volta che qualcuno osa obiettare. La Cgil pensa a uno sciopero? ...Marco Biagi! La sinistra contesta la norma sull’apprendistato? ...Marco Biagi! Vendola difende l’articolo 18? ...Marco Biagi! Il concetto di fondo è: siccome l’hanno ammazzato, quel che ha detto o scritto – anzi: la mia interpretazione di quel che ha detto o scritto – è al di sopra di ogni critica.
* I giovani non trovano lavoro perché sono bamboccioni che invece di pensare a fare i falegnami vogliono tutti diventare dottori.
* La Cgil dice sempre no e, in ogni caso, qualunque sia il problema di cui parliamo, o di riffe o di raffe è colpa della sinistra
.
* La Chiesa cattolica ha ragione (la solerzia con la quale il ministro ha tenuto a rassicurare il cardinale sulle cooperative – sì, perché al governo, nella foga di escogitare qualcosa per pareggiare i conti, non avevano pensato che le coop non sono soltanto quelle rosse con sede in Emilia Romagna – è emblematica di tutta un’azione politica).
Io non dico che certi concetti siano sbagliati o giusti. Però il guaio è che non vengono evocati per far riflettere sui problemi o capire meglio gli strumenti per affrontarli. Servono solamente per deresponsabilizzarsi, per scaricare su altri le colpe delle proprie inefficienze.
Ecco perché ieri alla festa delle Acli hanno fatto bene a fischiare Maurizio Sacconi. Fossi stato presente avrei fischiato anch’io. Prendendosela con la secolarizzazione avvenuta, a suo dire, nei "bastardi anni Settanta", il ministro altro non ha fatto che dimostrare di essere lui quello ancorato a quel periodo. Talmente ancorato al passato, da non sapere (o volere?) affrontare i problemi del presente.

2 commenti:

  1. Questo arnese è stato nel glorioso PSI, quelli di Nenni e Pertini, per intenderci.

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  2. @ Oblomoff

    ...e già all'epoca faceva danni, se è vero che era il relatore delle manovre finanziarie con cui Craxi alimentò deficit e debito pubblico nei ruggenti anni Ottanta.

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