martedì 20 settembre 2011

Stavolta difendo Telese e Di Pietro

I miei ventiquattro lettori sanno che non nutro particolare simpatia né per il giornalista Luca Telese, né per il politico Antonio Di Pietro.
Ciononostante, negli ultimi giorni viene spontaneo schierarmi dalla loro parte e difenderli.
Cosa è successo? Cosa li accomuna in questa sorte sì triste da dover raccogliere addirittura la mia solidarietà?
Telese, agli occhi di molti, si è reso corresponsabile di una vera nefandezza: condurre un talk show insieme al vicedirettore del Giornale Nicola Porro (uno dei pochi da quelle parti che tenti di usare argomentazioni serie senza ricorrere alle deprimenti arrampicate sugli specchi cui ci hanno abituati i vari Granzotto, Veneziani e Sallusti). Scandalo e indignazione. Improvvisamente i lettori del Fatto hanno scoperto che il loro esperto di piddì proviene dal Giornale, che in passato si esibiva in ferventi sviolinate a Berlusconi e Dell’Utri e che, insomma, forse stai a vedere che non è degno di appartenere alla Tribù delle Schiene Dritte come gli altri giornalisti della testata del grande stregone Padellaro. E poco importa se gli amorosi sensi tra Fatto e Giornale sono all’ordine del giorno: basta che ci sia di mezzo il PD e gli articoli dei due quotidiani sono sempre parecchio simili (o addirittura linkati nelle rispettive edizioni online). Insomma, a Telese sta oggi succedendo quel che in passato è successo a Matteo Renzi: un eroe finché parla male di Bersani & c. (poco importa se il più delle volte con argomentazioni sterili), un berluschino da strapazzo quando, facendo il proprio mestiere, dialoga con qualcuno poco gradito.
Capitolo Di Pietro. Anche in questa circostanza è successo che militanti che hanno chiuso entrambi gli occhi su un simbolo di partito in cui il nome del leader è più grande del marchio della ditta, che hanno sempre accettato una struttura interna che di democratico ha poco o niente, che hanno sempre sopportato l’ascesa di personaggi riciclatissimi, hanno improvvisamente scoperto che il figlio del fondatore leader factotum deus ex machina non può essere candidato alle regionali come un Trota qualunque.

Ecco, io credo che non ci sia niente di male se Telese fa un programma televisivo con Porro (non mi esprimo sulle accuse di Luisella Costamagna in merito) e credo che non ci sia niente di male se Di Pietro mette in lista alle elezioni suo figlio. Spetterà ai telespettatori e agli elettori giudicare.
Però questi personaggi devono riflettere su un dato. La loro fortuna è stata cavalcare la demagogia e/o costruirsi un’aura da duri e puri. Avrebbero dovuto sapere che la demagogia e il duropurismo questo hanno come controindicazione: c’è sempre qualcuno più demagogo, c’è sempre qualcuno più duro e puro. E quando questo qualcuno esce dalla tana e si palesa, son dolori.

16 commenti:

  1. Porro si è più volte autodefinito il "volto umano" del Giornale: beh, se il termine di paragone è Sallusti, bisogna dire che basta davvero poco per dimostrarsi maggiormente civili di costui.
    In ogni caso, fatico a dimenticare la parte che il vice direttore del quotidiano berlusconiano ha sostenuto nell'affare Marcegaglia, scoperto il quale l'ineffabile Porro ha continuato a non perdersi una comparsata televisiva ostentando la più inossidabile faccia di bronzo: non una parola di scusa, non un tentativo di giustificarsi, zero al quoto.
    Stima per questo tizio? Nemmeno un po'.
    Quanto a Telese, di cui non apprezzo - son gusti eh - nè i libri nè il modo esagitato di condurre le sue interviste televisive, non ha trovato di meglio da fare che divulgare balle sul conto della Costamagna, che lo ha infatti pubblicamente sbugiardato.
    Ho ancor meno simpatia di te per chi si atteggia a "duro e puro", dimostrandosi oltretutto intransigente solo a intermittenza, come fanno Telese e Di Pietro.
    Ora, si becchino i meritatissimi lazzi dei lettori di FQ: io mi ci diverto.
    Si chiama nemesi, no?

    Bea

    RispondiElimina
  2. @ Bea

    D'accordo su quel che dici (e, del resto, ho premesso e linkato la mia antipatia per Telese). Però, riguardo all'accenno su Costamagna, ti faccio una domanda, che poi è il punto nodale della questione: se il posto della giornalista fosse stato preso (invece che da Porro) da Marco Travaglio, ci sarebbe stata tutta questa alzata di scudi?

    RispondiElimina
  3. Ne dubito, certo. E siamo d'accordo: proprio questo è il problema; a Travaglio ormai basta il suo status di antiberlusconiano/antidalemiano in servizio attivo permanente per meritare una beatificazione quasi acritica, nonostante le manchevolezze che più volte ha evidenziato.
    Di fronte alla Schiena Dritta per eccellenza si sarebbe sciolta ogni riserva, e al diavolo la Costamagna, i suoi meriti e la sua storia professionale; si sarebbe probabilmente rivendicato il diritto dell'editore a licenziare una giornalista ritenuta immeritevole di conferma.
    Porro, viceversa, è un personaggio molto più difficilmente digeribile e l'autodifesa di Telese al riguardo ne ha riportato allo scoperto il curriculum non senza macchia; come hai ricordato, essersi azzerbitato ai Dell'Utri di turno solo qualche annetto fa confligge un minimo con un presente di antiberlusconiano feroce, almeno per chi pretende patenti di durezza e purezza assolute.
    Di sicuro è molto complicato essere sempre all'altezza del ruolo nel quale ci si auto ingabbia aizzando i lettori e/o gli elettori a furia di slogan populisti. Lo stesso pubblico adorante pronto a farti la ola ogni volta che snoccioli il ritornello "la casta-l'inciucio" ti affosserà al primo passo falso.
    Dopo di penso anche io che Porro abbia tutto il diritto di condurre trasmissioni televisive, se qualcuno lo paga per farlo, così come Cristiano Di Pietro debba poter dimostrare le sue capacità e lecitamente nutrire ambizioni politiche, la cui riuscita però sarà indubbiamente facilitata - non nascondiamocelo - dal cognome che porta.
    Ma sono stanca di urlatori professionisti, di gente che usa l'accetta per distinguere il buono dal cattivo e che spesso non sa far altro che propone soluzioni semplicistiche a problemi giganteschi e complessi.

    Bea

    RispondiElimina
  4. No l'alzata di scudi non ci sarebbe stata perchè Travaglio è un giornalista, Porro è un dipendente di Berlusconi. Bisogna piantarla di trattare tutti i dipendenti di Berlusconi come giornalisti veri. Non è cosi. Sono uguali a Cicchitto o Capezzone, fanno politica, non giornalismo. Sono megafoni di partito, non giornalisti. E noi abbiamo una colpa grande come una casa a continuare a considerare questi personaggi come giornalisti, perchè permettiamo loro di andare in tutte le adunate televisive a parlare come giornalisti qualsiasi quando in realtà sono politici a tutti gli effetti, mandati li per conto del capo a raccontare balle.

    Per quanto riguarda Di Pietro, conoscendo bene gli affari del Molise, ti posso dire che se lo candida sul serio fa una cazzata enorme. In Molise tutti conoscono lo stile di vita di suo figlio, e come politico è probabilmente peggio del trota. Quindi per mero calcolo politico farebbe bene a non candidarlo, perchè i molisani non voterebbero IDV soltanto per questa cosa.

    Tanti saluti NUCS
    Davide

    RispondiElimina
  5. Se Di Pietro, fustigatore di costumi (in modo tale che spesso, anche se non sempre, sono d'accordo), fa vedere di predicare bene ma razzolare male, non è che sono un demagogo se glielo faccio notare.

    E' una valutazione politica perfettamente legittima, e per me pure giusta, quella di chi stigmatizza l'incoerenza.

    E non è che si può bollare di duropurismo chi critica, perché la conclusione, per quanto apparentemente molto evangelica (" scagli la prima pietra..."), finisce per essere paradossale: vabbè, sei un maneggione, ma non te lo rinfaccio perché sotto sotto anche io le mie ombricine ce le ho, e me le rinfacceranno.

    Passo necessario e conseguente: "Ahò, signora mia, er ppiù pulito c'ha la rogna...so' davero tuttuguali!".

    Piuttosto, la conclusione dovrebbe essere (e spesso è): Ahò, Di Pietro, fai dei bei discorsi, ma se poi fai come Bossi, non ci interessi."

    Uqbal

    RispondiElimina
  6. Su Di Pietro non voglio esprimermi perché sono dell'avviso che si comporta esattamente come Bossi, quindi deve smettere di dire che suo figlio non fa il "Trota qualunque", visto che anche Renzo Bossi si è presentato ed ha ottenuto i voti necesasri (e Dio sa quanto mi rammarichi!. Su Luca Telese non sono assolutamente d'accordo! Specialmente con la sostituzione della Costamagna con Porro.Qui non è un problema di parte politica o testata giornalistica...ma di gusto e intelligenza!

    RispondiElimina
  7. @ Anonimo 13:42

    Quello che contestano a Telese non è il gusto o l'intelligenza, ma proprio il fatto di aver scelto qualcuno che lavora al Giornale (vedi commento di Davide)

    @ Uqbal

    Sì, considerazioni vere anche le tue (as usual).

    @ Davide

    Poiché Telese ha lavorato per anni al Giornale prima di traslocare al Fatto, ne deduco che prima era un megafono di partito e poi, per il semplice motivo di lavorare al Fatto, è diventato giornalista.

    RispondiElimina
  8. Trovo ridicole le critiche a Telese perché chi conduce la trasmissione non lo decide lui, Porro o la Costamagna, che hanno un contratto di X puntate e ai quali viene fatta un'offerta. Loro sono liberi di accettare o meno.

    In risposta alla domanda di NUCS "se il posto della giornalista fosse stato preso (invece che da Porro) da Marco Travaglio, ci sarebbe stata tutta questa alzata di scudi? "
    Se ci fosse stato un'altro giornalista di area di CDX, tanto per fare un nome Filippo Facci, non avrei avuto niente da ridire, quello che non mi è piaciuto è la scelta di Nicola Porro. Se vi ricordate l'affaire Mercegaglia - trovate qui un riassunto - il giornalista che ha un ruolo centrale nella formazione del mio giudizio, fu intercettato al telefono con Arpisella mentre dice "adesso rompiamo il cazzo alla Mercegaglia per 20 giorni". Lui sostiene "Stavamo a scherzà", ma dal tono di voce non si direbbe, e anche il fatto di lavorare per "il Giornale" del "metodo Boffo" o della vicenda della casa di Montecarlo non aiuta a pensare bene. Ecco quindi che per me il giornalista è uno squalificato in partenza. Per questo la7 è libera di ingaggiare Porro, ma sono libero io di guardare qualcos'altro perché per chi fa giornalismo la credibilità è tutto e Porro non ne ha.

    Quanto a Di Pietro mi spiace, non puoi parlare di meritocrazia, di nepotismo, di familismo un giorno si e l'atro pure, e poi candidare il figlio. Sara anche la persona più valida di questo mondo e puo aver fatto tutta la militanza che vuoi, per me vale il discorso della Moglie di Cesare tanto caro ad ADP. Per motivi di opportunità è l'ora di finirla con questa storia di candidare i propri familiari, è impossibile non pensare che le motivazioni siano diverse (e più ignobili) da quelle del merito o del valore di un congiunto.

    RispondiElimina
  9. @ Michele

    Su Di Pietro: sì, vero quel che dici. Ma ribadisco il concetto: perché avere la bandiera con il nome scritto grande il doppio di quello del partito va bene e candidare un altro che porta quel cognome no? Perché blindare tutta l'organizzazione attorno a tre persone (lui, la moglie e un'amica di famiglia) come è stato per anni va bene e candidare il figlio no? Perché candidare i peggiori riciclati d'Italia (Scilipoti è la punta dell'iceberg) va bene e candidare uno che non ha precedenti in tal senso no? Perché il cognato Cimadoro sì e il figlio Cristiano no?

    RispondiElimina
  10. Mai sentito il nome Cimadoro, per il resto le tue domande sono legittime. E le risposte non depongono a favore di ADP.

    RispondiElimina
  11. Sono stato uno di quelli che ha criticato la scelta del Fatto di assumere Telese. Non mi è piaciuto, e non è aumentata la mia stima nei suoi confronti sebbene sia passato al fatto. Dovresti essere meno superficiale con i tuoi lettori.

    Davide

    RispondiElimina
  12. @ Michele

    Cimadoro è un deputato dell'IdV, cognato di Di Pietro.

    @ Davide

    Il mio precedente commento non era una critica a te o un pregiudizio. Semplicemente, avevo fatto delle deduzioni dal tuo ragionamento...

    RispondiElimina
  13. Buonasera.
    Sulla questione Telese non mi pronuncio,o meglio:non mi piace Telese,non mi è mai piaciuto,trovo che sia il rappresentante migliore del neo-cerchiobottismo giornalistico più becero.Quindi che conduca o meno,poco mi importa,tanto non lo guardo e partecipo così attivamente alla perdita di ascolti del programma,unico mezzo che ancora abbiamo come telespettatori(eccezion fatta per Ferrara,che fa il cavolo che gli pare tanto lui è "intelligente").

    Circa l'affaire "DIPietro"...Tanta è la confusione che i nostri politicanti sono riusciti ad ingenerare,che si perdono di riferimento i valori fondamentali.Mi spiego.
    Mio zio ha un negosio di ferramenta,lavora onestamente,è incensurato e paga le tasse,riesce a guadagnare abbastanza per dar da mangiare alla sua famiglia.
    Suo figlio,mio cugino,è entrato nell'attività di famiglia con pieno diritto,guadagnerà ciò che la sua abilità riuscirà a produrre,rischierà il suo,ma pagherà anch'egli le tasse come fa il padre.
    DiPietro fonda un partito,raccoglie consenso tramite i voti ed entra nelle istituzioni,non paga le tasse ed il suo stipendio è a nostro libro paga(fin qui,con qualche pizzico sulla stomaco,nulla dire).Il figlio di DiPietro tradisce le aspettative del padre durante lo scandalo dei favori alla regione Molise(peraltro insabbiato in quanto non sono più pervenuti i necessari chiarimenti annunciati dal Dipietro padre),riesce a sfruttare il consenso paterno senza rischiare nulla dell'attività di famiglia ed ora si candida per ottenere un posto che aagiunga un ulteriore stipendio a libro paga della collettività.Differenze sostanziali.
    Ma poi,mi chiedo,tra i tanti giovani promettenti che ci sono in Italia,possibile che i più qualificati risultino sempre essere i figli di cotanti padri?Possibile che nessuno all'interno del partito possa essere più abile di "PierTonino" DiPietro?

    RispondiElimina
  14. @ Anonimo 17:55

    Sì, tutto condivisibile. Ma ribadisco due punti:
    1. basta non votare l'IdV...
    2. fino ad oggi abbiamo accettato dall'IdV che avesse il nome di Di Pietro grande il doppio il logo del partito; abbiamo accettato dall'IdV che - per statuto! - fosse in mano a una persona, a sua moglie e a un'amica di famiglia.

    RispondiElimina
  15. [DiPietro fonda un partito,raccoglie consenso tramite i voti ed entra nelle istituzioni,non paga le tasse...]

    Non entro nel merito delle varie critiche.
    Chissà, potrei anche condividerle tutte.
    Ma questa del "non paga le tasse" non l'ho capita.
    Come sarebbe a dire?

    RispondiElimina
  16. @ Sandro59

    Io l'ho interpretata nel senso che il titolare di una ditta privata fa quel che gli pare all'interno dell'azienda perché è sua, gli utili sono suoi, le perdite pure, le tasse da pagare anche. Invece, un partito non funziona (o non dovrebbe funzionare) così, perché le tasse non le paga il segretario in quanto "persona fisica", ma il partito che ha una sua personalità giuridica.

    RispondiElimina