giovedì 1 settembre 2011

Un primo settembre

Il 1° settembre di quarantatré anni fa successe una cosa, a Imola.
Si svolgevano i campionati del mondo di ciclismo professionistico e gli italiani, correndo in casa, volevano essere i grandi protagonisti. Il capitano era Felice Gimondi, ma gli azzurri dovevano fare i conti con il grande favorito Eddy Merckx e con due vecchie volpi come il tedesco Rudy Altig e il belga Rik Van Looy.
Al quarto giro, però, Vittorio Adorni – corridore ormai trentunenne di primo livello, ma non un fuoriclasse: un giro d’Italia nel suo palmarès, ma nessuna grande classica e un curriculum abbastanza anonimo al Tour – partì in fuga proprio con Van Looy e il portoghese Agostinho. Fossero arrivati insieme avrebbe vinto l’anziano belga, ma qui venne in soccorso all’italiano il colpo di genio.
L’attacco che nessuno si aspettava.
A ben novanta chilometri dall’arrivo.
Adorni, che da giovane era stato anche un buon pistard e sul passo era bravo assai, salutò la compagnia e acquistò via via un margine sempre più solido. Un’impresa, una delle fughe in solitario più lunghe nella storia del ciclismo moderno (almeno in corse di un giorno di questo livello).
Vinse con nove minuti e cinquanta secondi di vantaggio sul secondo piazzato, Herman Van Springel, e oltre dieci minuti sul terzo, l’altro azzurro Michele Dancelli.

E’ una storia che racconto oggi perché spero – mi aggrappo alla speranza, in realtà – che anche nella politica italiana ci sia non un fuoriclasse, ma un semplice Vittorio Adorni, uno che sa fare il suo mestiere, che abbia un po’ di coraggio e s’inventi qualcosa per compiere l’impresa di cui oggi sentiamo tutti il bisogno.
C’è.
Ne sono sicuro.
Da qualche parte c’è.
Che sorta fuori, per favore, e ci regali un po’ di gioia, ché da questi qua non ci aspettiamo niente di buono e non ne possiamo più.

4 commenti:

  1. Oh, finalmente un post di speranza, e iridata, non solo rosa!
    Ed è quasi un post su richiesta!
    Bravo e grazie, Non!
    Io son prontissima a fare il tifo a bordo strada per questo valoroso Adorni che staccherà tutti.

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  2. mi associo al pensiero qui sopra. Avrei anche un nome, credo, ben spendibile: Enrico Rossi.

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  3. @ Giovanni

    Ho scritto "una delle più lunghe", non "la più lunga". Al Sestrière, poi, era la tappa del Tour e non una corsa di un giorno (altrimenti, dimentichi pure Eros Poli 1994 sul Ventoux e tanti altri).
    E, soprattutto, non era il primo settembre, ma il 18 luglio (data che purtroppo ne anticipa una molto più triste).

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