Sullo stato sociale italiano, l’economista Carlo Clericetti ha pubblicato un editoriale su Repubblica che svela con semplicità come il re sia nudo. Personalmente, ne traggo tre (amare) conclusioni
La prima è che il nostro welfare è talmente scombiccherato che se togli la cassa integrazione straordinaria e quella in deroga rimane davvero ben poco di ammortizzatori sociali. Tant’è che il tasso di disoccupazione sarebbe al 10% e non potremmo nemmeno più consolarci con lo slogan tanto caro a un noto ex ministro (“stiamo meglio noi che negli altri Paesi europei”).
La seconda conclusione è che il welfare state italiano è assurdo al punto tale che a modificarlo oggi, quando purtroppo ci siamo ridotti a non avere liquidità disponibile e si rischia il fallimento dell’intero sistema nazionale, si rischia di causare danni ancor peggiori.
La terza conclusione è che sindacati e Confindustria dovrebbero farsi un bel mea culpa e le loro chiusure metodologiche di questi giorni altro non sono che l’ennesimo esempio di un vecchio conservatorismo che, alla lunga, ha prodotto lo sfacelo attuale nel settore degli ammortizzatori sociali e della legislazione sul lavoro.
Ma se faccio un passo indietro, pur non dimenticando le conclusioni cui sono arrivato, non posso fare a meno di pensare che arriverà anche un giorno in cui tutto quello che stiamo vivendo oggi sarà alle spalle. E quel giorno sarà bene che in Italia ci sia un welfare state decente, con i lavoratori che, accanto alle tutele derivanti dai contributi che hanno versato, possano godere, in cambio del soddisfacimento di talune condizioni, pure di un reddito minimo garantito e di un vero sistema di ammortizzatori sociali.
D'accordissimo...ma, per populistico che possa sembrare, stai chiedendo a confindustria e sindacati di essere altro da quello che sono. Alle loro orecchie quel che tu chiedi è una specie di suicidio. Non è che stanno sbagliando strategia in vista di un fine che potremmo anche definire comune. Forse puoi spiegare ai pesci che ci sono altri modi di vivere nell'acqua, ma loro non vogliono smettere di essere pesci.
RispondiEliminaCome dire: i loro errori non sono casuali, ma strutturali.
Uqbal
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