Io sono certo che il Partito Democratico, se non dovesse essere riformata la legge elettorale per Camera e Senato o se dovesse essere cambiata introducendo il maggioritario, designerà i candidati con il metodo delle primarie, facendo seguire i fatti alle promettenti parole di Pierluigi Bersani oggi all’Assemblea Nazionale.
E sarà qualcosa che apprezzerò. Anche perché, al contrario di quanto sostenuto da Rosy Bindi in quella stessa sede, sarà un modo per rispettare la volontà di chi ha sottoscritto le richieste di referendum, oltre che una questione di buonsenso.
Però a me le primarie piacciono talmente tanto che vorrei, in pari misura, evitare situazioni come quelle che si verificano puntualmente dalle mie parti ogni volta che vengono organizzate: guerre tra bande o quasi.
Per far ciò sarebbe il caso che il PD si muovesse subito, anziché temporeggiare come suo solito. Non si sa ancora se la legge elettorale verrà modificata e come? Chi se ne importa: il partito fa tavoli e commissioni e forum su tutto lo scibile umano, aprirne uno sulle regole per le primarie cosa gli costa?
Mi permetto comunque di avanzare due modeste propostine.
La prima è che tutti – e sottolineo tutti, compreso il segretario nazionale – passino attraverso il filtro delle primarie. E’ il modo per rispettare i territori, i militanti, i simpatizzanti, quelli che poi si danno da fare. Regole uguali per tutti dal Tarvisio a Lampedusa, con un election day in tutta Italia. E quel che vien fuori vien fuori, senza se e senza ma.
La seconda proposta è che tutti presentino un piccolissimo programmino per il collegio. Quaranta o cinquanta righe in cui spiegano agli elettori su come intendono impostare il rapporto con loro e su cosa in particolare pensano di impegnarsi una volta eletti. Questo servirebbe ad attenuare i toni del confronto e, almeno in parte, a evitare che la campagna per le primarie si trasformi in una lotta nella quale Tizio Caio e Sempronio la buttano sul personale (“io sono espressione della società civile, tu della Casta!” e robe del genere) o sul generico luogo comune (“senza centro non si vince”): i candidati e i loro sostenitori più sfegatati sarebbero quasi costretti a confrontarsi anche su qualcosa di più concreto che non i discorsi a bischero che talvolta infestano le primarie a livello locale.
Chiedo troppo?
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