A Marco Travaglio il no della Consulta ai referendum elettorali proprio non è andato giù. E così, accantonati provvisoriamente Mills e B., non passa giorno che non abbia da parlare di questa bocciatura. Magari a sproposito o forzando la realtà (la famosa scomparsa dei fatti...).
Come è capitato domenica scorsa, quando ha scritto questa perla: “il giudizio di legittimità su un referendum non è un processo penale dove si giudica un imputato. Nel referendum il numero dei proponenti conta eccome, infatti se le firme non superano il mezzo milione non si vota. Dunque fingere che quel milione e 200mila persone (più 115 costituzionalisti convinti della legittimità dei quesiti) non esistano non è come condannare un imputato che molti ritengono innocente, o viceversa”. Certo, la conclusione non fa una piega. Ma è il concetto che precede a essere totalmente fuori luogo: la Corte costituzionale, infatti, delibera soltanto ed esclusivamente sulla base dell’art. 75 comma 2 della Costituzione. Non per niente, il controllo sulle firme lo fa la Corte di Cassazione: una volta che i quesiti arrivano alla Consulta questa non si pone proprio il problema.
Travaglio, però, non si dà pace e non capisce come altri possano non essere dalla sua parte. Che è quella della ragione a prescindere. Così se la prende pure con Eugenio Scalfari “mi ha meravigliato leggere domenica su Repubblica – scrive il vicedirettore del Fatto – queste sue parole: ‘i referendum elettorali andrebbero esclusi come quelli relativi ai trattati internazionali e alle leggi di imposta’. Oibò, ci siamo detti”. Il punto è che per sostenere la propria tesi, Travaglio esclude quel che c’è scritto prima e dopo la frase da lui riportata e che inverte totalmente il pensiero del fondatore di Repubblica, ossia quel che la Corte in precedenti sentenze aveva stabilito: “una democrazia parlamentare non può restare priva di una legge elettorale neppure per un minuto. Il nostro istituto referendario è abrogativo e non propositivo. I referendum elettorali andrebbero dunque esclusi come lo sono quelli relativi ai trattati internazionali e alle leggi di imposta. Questa disposizione non fu messa in costituzione affinché fosse possibile anche un referendum elettorale quando si limiti ad abrogare qualche parola o qualche comma da una legge elettiva esistente trasformandola in una nuova legge attraverso l’istituto referendario”.
Insomma, Travaglio si sta comportando come certi ragazzini così innamorati della loro bella che la difendono sempre e comunque, finché non scoprono che l’adorata creatura non ricambia e va avanti per la sua strada: a quel punto riversano tutto l’astio possibile e immaginabile su di lei e sulle sue amiche. Il guaio qual è? Che, come tutti i ragazzini innamorati delusi, anche una volta messo di fronte alla realtà, Travaglio non si rassegnerà e continuerà a percuoterci gli zebedei con le sue firme referendarie che contano e gli editoriali che Scalfari o chi per lui scrisse quindici o vent’anni fa.
p.s.: sulla querelle Travaglio-Scalfari puntuale la ricostruzione di Pazzo Per Repubblica.
avevo seguito la querelle tra ieri e oggi:
RispondiEliminascalfari - travaglio 2-0. E speriamo che la partita sia finita. C'è bisogno d'altro.
Anche io ho seguito gli attacchi di Travaglio a Scalfari con un certo divertimento, così come le sue stilettate all'Unità, da cui ha ricevuto una replica altrettanto velenosa.
RispondiEliminaChe Travaglio "forzi la realtà" non è una novità assoluta; in più di una occasione il vice direttore del FQ ha distorto fatti o dichiarazioni altrui pur di avvalorare le sue tesi. E' uno dei motivi - oltre alla saccenteria e all'inspportabile vizio di storpiare i nomi e i cognomi di chi gli sta antipatico - per cui ho smesso di stimarlo parecchio tempo fa.
Bea
Trovo l'argomentazione di Travaglio incredibilmente infantile, se posso usare questo termine. Mi delude abbastanza.
RispondiEliminaNel caso la prima considerazione di Travaglio fosse giusta, mi chiederei se un referendum proposto con 500'001 firme sia da considerarsi meno legittimo di uno con 1'000'000 di firme.
RispondiEliminaCri Tista
@ Cri Tista
RispondiElimina...eh, ottima osservazione!
Una volta di più Travaglio dimostra quanto sia indegno dell'idolatria di cui è oggetto da parte dei suoi ammiratori.
RispondiEliminaCome ha scritto Bea, bastano già la sua sicumera e la sua spocchiosità a renderlo antipatico. Se poi ci aggiungiamo l'omissione di fatti rilevanti per mantenere il punto su tesi indifendibili ecco che non si può stimarlo minimamente.
Ricordo oltre a questa patetica querelle con Scalfari, quella con D'Avanzo anni fa e anche la diffusione della bufala cosmica dell'emendamento D'Alia (o D'Elia, non ricordo mai) sul suo "Passaparola".
Saluti
Tommaso
però dai, andando un po' offtopo 'sto travaglio qui è fantastico:
RispondiEliminahttp://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/18/casta-crociere/184545/
ginogoriwashere
@ ginogoriwashere
RispondiEliminain effetti, alla metafora della nave da crociera come l'italia, schettino come berlusconi e così via non avevo proprio pensato... :-)
Andando fuori tema e ricollegandomi al tuo scambio di mail con uno dei proponenti del referendum, scartata la tesi che l'abolizione completa faccia rivivere le norme precedenti, essi potrebbero riproporlo sostenendo che l'abolizione totale della legge elettorale non renderebbe impossibile la tenuta delle elezioni, dato che basterebbe che il governo le indicesse emanando un regolamento. Il quale sarebbe un atto dovuto in ottemperanza alla costituzione e allo stesso tempo possibile giacché non violerebbe nessuna legge, dato che quella che c'era è stata abrogata.
RispondiEliminaOppure il governo potrebbe provvedere con un decreto legge: 60 giorni sono sufficienti per tenere le elezioni Dopo di che a elezioni fatte poco importa se non venisse convertito in legge.
È un'idea, ma confesso di non avere riflettuto su tutte le implicazioni che potrebbe comportare.
@ Philip
RispondiEliminala ratio già espressa in una precedente sentenza della corte è proprio che un ordinamento democratico non può rimanere nemmeno un minuto senza legge elettorale. in sostanza, è una legge necessaria.
e comunque, il sistema elettorale è legge ordinaria e non regolamento ministeriale, che nella gerarchia delle leggi italiane è un gradino sotto.
@ nonunacosaseria
EliminaIl mio ragionamento è che se mancasse la legge elettorale il governo potrebbe indire le elezioni:
- stabilendo la legge elettorale per decreto legge, dato che per una volta sussisterebbero i requisiti di necessità e urgenza,
oppure
- emanando la "normativa" elettorale per regolamento: siccome la materia non sarebbe più regolata dalla legge, il regolamento, che lo sappiamo tutti è norma di rango inferiore, non si porrebbe in violazione di essa, ergo il governo avrebbe campo libero in materia (*). E allo stesso tempo avrebbe l'obbligo costituzionale di fare il necessario per indire le elezioni.
(*) in fondo il governo può fare per regolamento tutto quello che la legge non gli impedisce di fare. Ma se non c'è una legge, la materia elettorale può divenire materia regolata da norme di rango inferiore.
E siccome il referendum è solo abrogativo non si porrebbe un problema di contrasto fra il regolamento ed esso, a meno che il governo emanasse una normativa uguale a quella abrogata.
E in fondo ancora la prima elezione di ogni parlamento si è tenuta mediante norme decise da chi governava.
"un ordinamento democratico non può rimanere nemmeno un minuto senza legge elettorale"
Sarebbe più corretto dire che non si possono indire elezioni se non vi sono le regole per tenerle: perché comunque le elezioni dipendono da un atto del governo che le indice. Quindi il fatto che viga una legge elettorale non è una certezza che le elezioni si tengano, dato che esiste comunque la possibilità teorica che il governo non indica le elezioni per una ragione XY.
Viceversa se prima del decreto governativo non vige una normativa elettorale, ma essa vige al momento della convocazione dei comizi il problema (da un mero punto di vista del funzionamento dell'ordinamento) non si pone.
@ Philip
EliminaLa Corte si è pronunciata più volte (26/1997, 13/1999, 15/2008) in merito e la posizione è così riassumibile: "le leggi elettorali appartengono alla categoria delle leggi costituzionalmente necessarie, la cui esistenza e vigenza è indispensabile per assicurare il funzionamento e la continuità degli organi costituzionali della Repubblica". Una legge elettorale ci deve essere SEMPRE.
Una cosa, tu sai come era formulato il quesito sull'abrogazione parziale?
RispondiElimina@ Cami
RispondiEliminasì. leggi il mio post del 09.08.2011, quello che portò il professor morroni a scrivermi (risposta due giorni dopo). c'è il link ai due quesiti e le mie considerazioni in merito.
Grazie mille.
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