venerdì 13 gennaio 2012

Un inciucio per la legge elettorale

Bene, ora si tornerà a parlare molto di legge elettorale e così finalmente potremo distrarci dalle notizie di borsa, dall’andamento dello spread, dal fondo salva Stati e tante altre cose complicate. Finalmente i retroscenisti riavranno il ruolo che a loro compete, mentre gli editorialisti dei giornali ridaranno spazio a pseudodefinizioni di leggi elettorali all’ungherese, alla slovacca, alla tedesca, alla spagnola (che ai miei tempi era qualcos’altro). Alla peggio, prenderanno il nome del primo firmatario di una proposta, ci aggiungeranno una desinenza latina in fondo e avremo – chessò – l’Alfanum o il Bersanum o il Casinum (e voglio ridere se ci sarà una proposta di Daniela Santanché). Io confido in uno Stracquadanium, che mi sa tanto di fortino romano nei pressi del noto villaggio gallico assediato dalle truppe di Cesare.

Alcune istruzioni per l’uso, in vista del dibattito prossimo venturo.
* Non esiste la legge elettorale perfetta. Ognuna ha le sue lacune e le sue controindicazioni.
* La legge elettorale conta, ma relativamente. Se i politici si muovono come se fossero in un sistema proporzionale puro, si può adottare anche il maggioritario secco all’inglese, ma i vizi rimangono gli stessi di sempre.
* Gli aspetti qualificanti di una legge elettorale non stanno nella categoria (“proporzionale”, “maggioritario” e così via), ma nei dettagli. Il sistema attuale che abbiamo in Italia in teoria dovrebbe garantire stabilità perché prevede premio di maggioranza e clausola di sbarramento; nella pratica, il premio di maggioranza su base regionale al Senato rende aleatoria la formazione di una maggioranza. In Spagna hanno un proporzionale, ma la definizione dei collegi elettorali è tale che il sistema è molto stabile. Sulla carta, il sistema attuale avrebbe dovuto mandare in Parlamento soltanto i fidi delle segreterie di partito: invece, mai come in questi ultimi cinque anni abbiamo assistito a fenomeni di transumanza.
* Ma, soprattutto, chi davvero vuole una legge elettorale diversa dall’attuale prima di andare a nuove elezioni deve essere disposto ad abbandonare non soltanto ogni ideologia, ma pure ogni pregiudizio. Nello scenario attuale, con la composizione attuale del Parlamento, avanzare una proposta di legge elettorale che non tenga conto, almeno in piccola parte, di alcune richieste o dell’UdC o del PdL significa non avanzare niente di davvero utile allo scopo e voler conservare la normativa esistente. Elogio dell’inciucio? No, pragmatismo.

5 commenti:

  1. Applausi!

    Ps.
    anche adesso "alla spagnola" ha lo stesso significato. Per fortuna!
    Cri Tista

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  2. mah... se diamo retta all'ex-pdc il porcellum è un ottima legge, e la vorrebbe pure "rinforzare"

    ho sentito Michele Ainis e mi pareva preoccupato.
    Parlava di un rischio di ottenere il premio di maggioranza anche con solo il 25% se si presentassero per ipotesi 4 schieramenti....


    Sulla transumanza..... per me il vincolo di mandato ci dovrebbe essere almeno per la legislatura in cui si viene eletti, se poi si cambia idea (o l'opportunismo detta altre direzioni, vedi Movimento di Responsabilità Nazionale nato il 14/12/2010), o ci si dimette o si arriva alla fine del quinquennio per poi andare altrove.


    ps: forse mi sbaglio, ma come mai questa deriva verso battute da caserma?

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  3. direi anche elogio del semplice buon senso. lancio una piccola provocazione: in spagna hanno votato con le liste bloccate.

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  4. spero la tua ultima considerazione sia errata... però una legge elettorale potrebbe esser fatta anche solo da PD e PDL...

    nulla da criticare sulle altre: analisi lucida e precisa. "il diavolo sta nei dettagli".
    fosse per me, proporzionale con sbarramento al 5%, circoscrizioni come quelle spagnole da 3-5 deputati, preferenze (in questo potrebbe copiare gli irlandesi o Hamburg...).
    ma soprattutto, come dici, occorre che la classe politica cambi: se si candidano ladri e corrotti, non cambierà nulla con qualsiasi legge elettorale!

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  5. Sono d'accordo. Ma che si faccia, per piacere, con pragmatismo e serietà. (Ne ho parlato da me).

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