giovedì 26 gennaio 2012

Un post confuso

A me la politica piace. Altrimenti, non scriverei una cazzata al giorno sul blogghettino. Però ci sono cose che non riesco a capire.
Nelle ultime settimane mi rimbombano nella testa alcune frasi che sento dire e ripetere da alcuni miei concittadini molto attivi in politica: “aprire ai moderati”, “guardare a sinistra”.
Dove abito si avvicinano le elezioni comunali e davvero c’è qualcuno, nel Partito Democratico della mia città (non so se pure altrove), che a questa cosa dei moderati e della sinistra ci tiene e si appassiona. Su Facebook un tale ha lamentato che il PD locale parla tanto di svolta moderata e poi, come prima iniziativa, invita Stefano Fassina che è l’esponente (cito) “più estremista di sinistra della segreteria nazionale” (era in città per altri motivi, è giunto la sera prima e così il partito ha pensato bene di organizzare in fretta e furia una serata per parlare di economia e lavoro). Poi non so cosa ci sia di moderato nel rifiutarsi di andare ad ascoltare il responsabile economia e lavoro del tuo partito in un incontro su economia e lavoro soltanto perché costui la pensa un po’ diversamente da te.
E così vengo al dunque.
Mi si deve dire per quale motivo fare gli estremisti sull’abolizione dell’articolo 18 è da moderati, mentre opporsi alla riforma radicale di un welfare state assurdo – e che tutela poco o niente i veri deboli – è di sinistra. Mi si deve far capire cosa significhino le categorie “sinistra” e “centro” quando in ballo non ci sono i grandi temi dell’agenda nazionale, ma quelli locali (opporsi o sostenere una certa volumetria in un quartiere anziché in un altro, per esempio). Rimanendo alla mia città, l’esponente considerato “moderato” al quale guardare è un tale che prima ha fatto il kingmaker dell’attuale sindaco di centrodestra, poi ci ha litigato così di brutto che oggi, sulle politiche urbanistiche, è un estremista che in confronto i grillini sono vecchi dorotei democristiani.
Io mi ritengo di sinistra e ieri sera Fassina non mi è dispiaciuto affatto: trovo, anzi, che abbia fatto un’analisi molto condivisibile della situazione (e mi vien da pensare che non è cattivo, è che lo disegnano così); però – per esempio – sul lavoro sono un fan, da sempre, del Contratto Unico di Inserimento che, nella banalità degli schematismi, è una proposta moderata e poco fassiniana.

Rileggo il testo che Bersani lesse da Fazio l’anno scorso su cosa significhi essere di sinistra: un moderato non vuole forse anch’egli un mondo senza odio e violenza o combattere contro pena di morte e tortura (è il moderato Mario Monti ad aver chiuso i manicomi criminali)? Però, certo, rimanendo a quella lista, “chiamare flessibilità una vita precaria è un insulto”: e davvero non so cosa ci sia di moderato nel precariato a vita. E, insomma, ripartono le domande: se essere di sinistra significa avere a cuore le sorti dell’Italia, essere moderati significa forse disinteressarsene?
Non lo so, chiedo. Sperando di trovare risposte prima che mi convinca definitivamente e irrimediabilmente che questa storia dei moderati e della sinistra altro non sia che l’ennesima foglia di fico inventata dalla classe dirigente del PD per combattere le sue guerre tra correnti.

1 commenti:

  1. Se posso permettermi... http://cavaale.blogspot.com/2012/01/sxdx.html

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