domenica 27 gennaio 2013

Un prete e gli ebrei in tempo di guerra

Oggi è il giorno della memoria e allora vorrei raccontare una storia vera, che ha per protagonista il parroco di un paesotto di trecento anime perso nelle montagne toscane. 
Il prete nel 1944 aveva trentasette anni, tre lauree e tre mesi di carcere per aver dato ospitalità a prigionieri di guerra inglesi in fuga. 
Era un prete all’antica. Così all’antica da essere monarchico e tenere in canonica il quadretto con la famiglia Savoia anche quando costoro finirono in esilio (e, si badi bene, lui i Savoia nemmeno li riteneva degni di essere re) solo perché per lui la monarchia era la forma di Stato voluta da Dio. Era uno di quei preti all’antica che rimproverava dall’altare le donne (e soltanto le donne, ché i maschi potevano farlo) che gli era stato riferito erano andate a ballare la sera prima, e quando doveva sposare coppie che non erano giunte illibate al matrimonio evitava di suonare le campane oppure le costringeva a sobrie cerimonie all’alba o dopo il tramonto. Vent’anni dopo la fine del Concilio Vaticano II, ancora celebrava messa con le spalle rivolte ai fedeli, mentre, davanti al confessionale, manteneva appeso il quadretto che ricordava che a votare il PCI si veniva scomunicati. 
Ma in tempo di guerra, con una divisione di alpini repubblichini appena fuori dal paese e lui sotto osservazione dopo il periodo di carcere, nascose due ebrei nella canonica in cui abitava. Il primo era di Roma ed era finito su al paese nelle montagne toscane grazie a un anarchico che abitava nel paese di origine del sacerdote. L’altro era un insegnante di matematica. Ai parrocchiani lui disse che i due erano sfollati. E lo stesso disse di quegli altri dodici ebrei che aveva nascosto nella canonica della chiesa dell’altro paesino di cui era parroco. 
Li salvò tutti, rischiando pure, a poche settimane dal 25 aprile, di essere nuovamente arrestato per finire, stavolta, fucilato (si salvò grazie a una fuga rocambolesca). 
Dopo la guerra, il sacerdote evitò sempre di parlare di questa sua attività. Non volle pubblicizzarla, diceva che quello che aveva fatto non era stato per eroismo o cos’altro, ma semplicemente perché questa era la carità non soltanto cristiana, ma addirittura umana e non c’era altra cosa da fare che quella, tanto naturale da non doverne nemmeno parlare. 

A me non interessa indagare se e quali cose buone Mussolini ha fatto. Mi basta sapere che ne ha fatta una così cattiva da annullare anche quelle pochissime buone che eventualmente potrebbe aver fatto. E se quella cosa cattiva l’ha fatta per compiacere l’alleato o per ignavia, questa non è un’attenuante, ma un’aggravante: la storia che ho appena raccontato ci insegna che i giusti e i buoni, nel momento in cui devono fare una scelta, qualunque sia la loro ideologia di riferimento, sanno da quale parte stare.

9 commenti:

  1. Ottima conclusione. Dovrebbero leggerlo in molto questo post! bravo.

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  2. E poi ti sembra normale definire Mussolini un "leader"?

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    1. certamente sì. era un leader nato, e mi verrebbe da aggiungere che il problema fu in gran parte quello. non sempre carisma ed energia si associano a buone intenzioni e correttezza dei comportamenti; anzi, di solito non succede.

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    2. Abbi pazienza, ma se devo definire Mussolini la prima parola che mi viene in mente è "dittatore", non "leader". Sentire un ex presidente del consiglio e (forse) aspirante tale chiamare Mussolini "leader" è, a mio parere, molto preoccupante, perché dà l'idea del suo concetto di leadership. Fra l'altro è sempre stato molto amico di altri "leader", ad alcuni dei quali ha anche baciato le mani.....

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    3. anonimo,

      (suggerisco un nickname, non c'è niente di male, è giusto per orientarsi meglio).

      tu stai dando un giudizio di valore, legato al concetto negativo che abbiamo tutti noi democratici e liberali della dittatura.
      enrico sta dando un giudizio tecnico e, sotto questo aspetto, la sua posizione è ineccepibile. leader non è necessariamente uno buono, può anche essere uno stronzo micidiale, ma è uno che "guida".
      ti do la definizione di potere carismatico secondo max weber: "quando poggia sulla dedizione straordinaria al carattere sacro o alla forza eroica o al valore esemplare di una persona e degli ordinamenti rivelati o creati da essa. nel caso di potere carismatico si obbedisce al duce in quanto tale, qualificato carismaticamente, in virtù della fiducia personale nella rivelazione, nell'eroismo o nell'esemplarità, che sussiste nell'ambito di validità della credenza in questo suo carisma".

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    4. Sono consapevole che il concetto di "leader" prescinde dal valore positivo o negativo delle azioni di questo leader e sono altrettanto consapevole che Mussolini aveva doti di leadership sicuramente sopra la media. Anche Hitler ce le aveva, indubbiamente. Probabilmente mi sono spiegato male. Trovo raccapricciante che il capo (ex, prossimo, chissà) di governo di uno Stato occidentale si riferisca a Mussolini soltanto come a un leader e non, come mi pare che fosse, a un dittatore. E' un modo nemmeno molto velato di connotare positivamente quello che sicuramente positivo non era. Vorrei che la Merkel provasse in Germania a riferirsi a Hitler con l'appellativo di "leader".

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  3. Tanto di cappello al sacerdote protagonista del tuo racconto.

    Però, posto che ad esser deportati non furono solo ebrei, e che il numero di morti civili della seconda guerra mondiale è stato dell'ordine dei cinquanta milioni, forse andrebbe detto che in fatto di antisemitismo Mussolini non è che abbia troppe più colpe della Chiesa - e più in generale del cristianesimo. Insomma in quanto prete manco lui stava interamente dalla parte giusta.

    Perciò magari quel prete non va visto per forza come il "buono e giusto" che nel momento cruciale sa riconoscere qual è la "cosa giusta da fare" e/o la "parte giusta con cui stare"; magari può esser visto più ""semplicemente"" come un uomo che ad un certo punto, fregandosene di ogni sorta di dettato, ha il coraggio di agire da uomo - nè deus, nè lupus, homo homini homo.

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  4. A me non interessa indagare se e quali cose buone Mussolini ha fatto. Mi basta sapere che ne ha fatta una così cattiva da annullare anche quelle pochissime buone che eventualmente potrebbe aver fatto.
    In una vecchia videocassetta di TuttoBenigni il comico diceva che anche Hitler, Stalin avranno fatto qualche cosa di buono nella loro vita:
    http://www.youtube.com/watch?v=RAE7mP7LRY8

    rmx

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