giovedì 31 luglio 2014

Tre pensieri cattivi sul governo e sull'opposizione

Pensiero numero uno
A volte ho la sensazione che tutto questo dibattito sulle riforme istituzionale sia un grandioso MacGuffin. Sapete cosa è un MacGuffin? E' un espediente narrativo ben descritto da Alfred Hitchcock nel suo celebre libro intervista con François Truffaut. Il miglior MacGuffin nella storia del cinema è in Psycho: Janet Leigh ruba una grossa somma di denaro e tu, spettatore inconsapevole, per un'ora e mezzo di film pensi che quel furto sia fondamentale nello sviluppo delle vicende che seguono, che ci sia un nesso tra quei soldi rubati e l'assassinio della protagonista. E invece no, è soltanto un modo per tenere alta l'attenzione e creare suspance, sia pure fornendo un falso indizio a chi guarda il film.
Lo stesso vale nella comunicazione renziana di questi ultimi mesi (benché già la rottamazione e le primarie aperte, probabilmente, fossero dei MacGuffin). Siamo qui a parlare tanto di riforme istituzionali - io per primo, che da mesi non faccio altro - ed è comprensibile che sia così, perché si tratta dell'organizzazione dello Stato in cui viviamo, ma il sospetto forte è che sia tutta una strategia per poi andare a elezioni e vincerle alla grande senza dover rendere conto del PIL che non cresce (e se non cresce il PIL c'è poco da far propaganda sul calo della disoccupazione, specialmente quella giovanile), di conti pubblici che non sono quelli che avrebbero dovuto essere e altre promesse non mantenute, impostando la solita campagna berlusconianstyle I Buoni (chi vuole le riforme) vs. I Cattivi (i gufi rosiconi). Soltanto che a me non piacciono le dietrologie e i complottismi e i benaltrismi e allora scaccio via il pensiero del MacGuffin, non ci credo, è soltanto una brutta sensazione dettata dalla mia rosiconeria. Continuo e continuerò a parlare di questo cazzo di riforme istituzionali, che non c'è verso di farmele piacere (anche perché basterebbe appena un po' di buonsenso per migliorarle) e mi sembra che si stia perdendo del tempo e basta.

Pensiero numero due
Io non so come nelle cancellerie dei governi europei stiano interpretando quel che avviene in Italia in queste ultime settimane, in questi ultimi giorni, in queste ultime ore. Temo che l'idea sia che questi italiani non cambieranno mai. Da un lato, un governo anche intraprendente e diverso, perlomeno nell'immaginario collettivo (diverso nel senso di "migliore" dai soliti governi italiani); dall'altro, un'opposizione che blocca tutto con assurdi ostruzionismi basati su parole d'ordine che non hanno ragion d'essere, invece di provare a migliorare in modo ragionevole riforme (pasticciate) in cui non crede. Nel mezzo, accanto a un commissario alla spending review che si dimette lanciando accuse circostanziate e pesanti, un dibattito composto da slogan, accuse, insulti, drammatizzazioni ("o si fa così o cade il governo", "svolta autoritaria", "dittatura della minoranza"). Quel che è peggio, direi che nessuno può autoassolversi dicendo "non è responsabilità mia se siamo finiti qui".

Pensiero numero tre
L'altro giorno un brillante giovane blogger scriveva che la minoranza interna del PD e l'opposizione in generale si sono infilate in un cul de sac. A me pare, invece, che tutti - anche il governo - si siano infilati nel cul de sac. E che mai come oggi si possa affermare che ci si sono infilati a causa di dinamiche di partito che fanno rimpiangere le guerre tra D'Alema e Veltroni. Per quelle, ci hanno rimesso in credibilità un partito che non c'è più e un partito che lo ha sostituito; per quest'altre, il rischio è che ci rimetta un Paese intero.

3 commenti:

  1. "Io non so come nelle cancellerie dei governi europei stiano interpretando quel che avviene in Italia"

    Perché ce ne deve importare?
    Forse che noi andiamo a interpretare (e quindi mettere bocca in) ciò che accade a Atene piuttosto che a Parigi o a Vienna?

    Lo so, non è il punto principale del tuo post; ma questa specie di sudditanza psicologica verso le altre nazioni o verso le organizzazioni internazionali è un tema ricorrente nelle discussioni sulla politica italiana, specie a sinistra.

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    1. Philip,
      io invece penso che sia una questione da non sottovalutare, in un momento in cui sei presidente di turno, rivendichi un'importante carica nella UE (Pesc o giù di lì) e intendi, sempre in campo UE, far vedere che fai le riforme così poi magari, chissà, forse, potrebbero anche venirti incontro sulla flessibilità.

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    2. "Venirti incontro sulla flessibilità" è appunto la sudditanza di cui parlavo. Se l'Italia, per il suo bene, ritiene di varare un piano triennale che prevede uno o due anni con un deficit maggiore del 3%, che lo faccia. Come fanno Francia, Grecia, Spagna, etc. E come fecero nel 2003 Germania e Francia. Tanto di sanzioni non se ne sono mai viste.

      "Far vedere che fai le riforme": idem sudditanza. Se l'Italia ritiene di riformare qualcosa, che lo faccia perché pensa che sia nel suo interesse.
      Ma siccome ogni riforma è allo stesso tempo buona per i suoi promotori, pessima per i suoi oppositori e difficile da interpretare per chi all'estero non conosce appieno la realtà italiana, cosa vuoi che possano dire le cancellerie europee?

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