giovedì 31 luglio 2014

Un emendamento che non creerà grandi problemi

Pare - almeno leggendo il blog di Ivan Scalfarotto - che una delle motivazioni per cui il Senato è brutto e cattivo è che ci sono leggi che viaggiano da una Camera all'altra e non vengono poi approvate. Ora, al di là dei pregi e difetti della riforma del Senato, al di là della questione specifica tirata in ballo da Scalfarotto (il provvedimento contro l'omofobia e la transfobia), al di là anche dei problemi squisitamente politici che innescherà il voto dei franchi tiratori al Senato contro il Governo Renzi, vorrei sottolineare una cosa già richiamata da altri, ma alla quale non abbiamo attribuito la dovuta importanza.
Se l'Italia non ha un problema, quello è proprio la produzione di leggi. Per dire, in Francia, in Inghilterra, in Germania le leggi vigenti sono nell'ordine di poche migliaia: tremila, cinquemila, settemila o giù di lì. In Italia, siamo nell'ordine di centocinquanta/duecentomila leggi. Se poi di queste centociquantamila/duecentomila la stragrande maggioranza sono da buttare e non Grandi Magnifiche Riforme Che Faranno Svoltare il Paese, la causa non è da ricercare nel bicameralismo perfetto, ma nella maggioranza che siede nelle aule parlamentari.
Il problema del bicameralismo perfetto e il motivo per cui è doveroso superarlo è legato al rapporto di fiducia nei confronti del Governo, non al processo legislativo. Questo sia chiaro, una volta per tutte.

Sostiene Scalfarotto che, a causa dell'emendamento introdotto, succederà come con il provvedimento contro l'omofobia, approvato quasi un anno fa dalla Camera e non ancora legge dello Stato.
Ora, in linea generale il discorso del sottosegretario alle riforme e ai rapporti con il Parlamento sarebbe corretto se il Senato continuasse, come ora, a occuparsi di tutto lo scibile umano (pure con potere di iniziativa legislativa): ma qui si tratta di provvedimenti che riguardano due materie (due!) per le quali peraltro non c'è una produzione normativa forsennata, con un Senato che - come già scritto - sarà competente in via paritaria con la Camera solamente su poche e rare questioni. Non solo: sempre in base alla riforma, il Governo può chiedere che un suo disegno di legge, indicato come essenziale per l'attuazione del programma, sia iscritto con priorità all'ordine del giorno e votato entro 60 giorni o addirittura in tempi ancor più brevi. Quindi, le paure di Scalfarotto sono infondate ed è incredibile che sia proprio lui, sottosegretario alle riforme e ai rapporti con il Parlamento, ad agitarle.

C'è poi un'altra questione da dire, sempre legata al voto di stamani al Senato. Se invece di iniziare la polemica del cacchio sulla carica dei 101 (fossi l'Onu, la forza di interposizione non la manderei a Gaza, ma al Largo del Nazareno), i parlamentari pro-riforma avessero approfittato di questa votazione per rifletterci su, avrebbero probabilmente capito come la riforma sia scritta con i piedi dai suoi sostenitori e sempre con i piedi emendata dai suoi oppositori. 
Dovesse diventare definitiva la formulazione attuale, avremmo un Senato che "concorre paritariamente" in tema di matrimonio / famiglia e di trattamenti sanitari obbligatori. Ma l'emendamento è inserito all'art. 55 e non all'art. 70, che è quello che disciplina più nel dettaglio il procedimento legislativo (il che rende forte il sospetto che esso sia stato messo lì non per migliorare la riforma, ma per causare prima possibile il famoso incidente parlamentare che crea casini all'esecutivo). Così, se non dovessero essere apportate nuove modifiche, avremmo un Senato che "concorre paritariamente", ma senza avere potere di iniziativa legislativa in quelle due materie. Inoltre, mentre il testo governativo e gli emendamenti Finocchiaro-Calderoli sono chiarissimi nella tempistica (schizofrenica) dei lavori del Senato relativamente alle leggi per le quali questa Assemblea avrà poteri facoltativi, nulla dice in merito alle leggi per le quali la funzione legislativa sarà esercitata collettivamente (o paritariamente, a questo punto). Dipenderà dal Regolamento parlamentare, evidentemente. E potremmo vederne delle belle, a quel punto. Ma di questo, curiosamente, né Scalfarotto né il ministro Boschi, né tutti i pasdaran della riforma sembrano preoccuparsi. Boh...

2 commenti:

  1. Scusa NUCS, potresti spiegare meglio perché il bicameralismo perfetto deve essere superato a causa del rapporto di fiducia col governo e non per motivi di legislazione? io ero proprio convinto del contrario...

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  2. Federico,
    come ho spiegato, in Italia non manca certo la produzione normativa. Se altri Paesi hanno rinunciato al bicameralismo perfetto non è perché rallenta la produzione di leggi con il meccanismo della navetta tra una Camera e l’altra, ma perché una sola delle due Camere (in genere, quella bassa) vota la fiducia al Governo. Questo semplifica molto i rapporti tra legislativo ed esecutivo: pensa al fatto che potrebbe esserci una maggioranza diversa al Senato rispetto alla Camera; oppure, la stessa maggioranza, ma con una consistenza numerica più limitata (cosa abbastanza facile se si pensa che il numero di senatori in genere è più basso rispetto a quello dei deputati e, di conseguenza, anche le maggioranze possono essere più risicate). Pensa al caso italiano di questi ultimi anni: quante leggi importanti non sono state neanche presentate oppure sono state annacquate perché c’era il rischio di far cadere il governo a causa del Senato?

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